Monaci, se vi fosse qualcuno a raccoglierle e la raccolta non andasse distrutta nel frattempo, le ossa di una persona che abbia trasmigrato di vita in vita per la durata di un intero evo cosmico (kalpa) formerebbero una catasta, un colle, un mucchio alto come il monte Vepulla. (Itivuttaka, I, III, 4)

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Conosce le sue vite precedenti; vede il cielo e gli stati di afflizione; ha conseguito l’estinzione della nascita; è un saggio che ha acquisito padronanza del pieno sapere: per mezzo di queste tre conoscenze diventa un bramino dalla triplice conoscenza. Questi è colui che io chiamo un uomo dalle tre conoscenze, non colui che sa solo mormorare giaculatorie. (Itivuttaka, 99)

Se qualcuno dicesse che una persona deve necessariamente raccogliere secondo le sue azioni, se qualcuno pensasse che la legge del kamma è inesorabile, allora sarebbe come se affermasse che non c’è vita né sviluppo spirituale e che non c’è alcuna possibilità di por fine alla confusione. Ma se qualcuno dicesse che ciò che una persona raccoglie è in armonia con le sue azioni, in questo caso una vita spirituale può esistere e si dà un’opportunità di realizzazione. (Anguttara Nikaya)

L’essere umano ha due stati di coscienza: uno in questo mondo, l’altro in quello a venire. Ma c’è un terzo stato intermedio, non diverso dal mondo dei sogni, in cui siamo coscienti di entrambi i mondi, con i loro dispiaceri e gioie. Quando una persona muore, è solo il corpo fisico a morire; la persona sopravvive in un corpo non fisico, che porta con sé le impressioni della sua vita passata. Sono queste impressioni a determinare la sua vita futura. In questo stato intermedio egli crea e dissolve le impressioni con la luce del sé. (Brihadaranyaka Upanishad)