La compassione si fonda su un certo senso di vulnerabilità in noi. È come se avessimo nel corpo una piaga molto irritata, tanto da non desiderare neanche di grattarla o graffiarla…

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La piaga irritata è un’analogia per la compassione. Perché? Poiché persino in mezzo alla violenta aggressione, all’insensibilità verso la nostra vita, o alla pigrizia, abbiamo sempre un punto vulnerabile e tenero, un certo punto che possiamo coltivare o, almeno, non ferire. Ogni essere ha quel tipo di ferita di base, compresi gli animali. Anche quando si è in preda alla follia, ottusi, aggressivi, ego-deliranti, qualunque cosa si possa essere, c’è sempre quella ferita in noi che si fa sentire. È una ferita aperta, ed  è sempre là… Non si è sempre completamente coperti da un’armatura: c’è una ferita scoperta in qualche posto, una certa ferita scoperta in qualche posto. Che sollievo!

(Chogyam Trungpa)