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Vacuità

Subhuti era un discepolo del Buddha. Era in grado di comprendere la suprema saggezza della vacuità, ovvero che niente esiste se non nella correlazione tra soggetto ed oggetto. Un giorno, immerso nella sublime vacuità, Subhuti sedeva tranquillamente sotto un albero, quando petali di fiori cominciarono a cadere dal cielo su di lui. «Stiamo lodandoti per il tuo discorso sulla vacuità» dissero gli dei a Subhuti. «Ma io non ho parlato di vacuità» rispose Subhuti. «Tu non hai parlato di vacuità, noi non abbiamo udito la vacuità» risposero gli dei, «Questa è la vera vacuità». E i fiori continuarono a piovere su Subhuti ricoprendolo di fragranza.
(Parabola buddista)

Essere vuoti, completamente vuoti, non è qualcosa di spaventoso.

È assolutamente essenziale per la mente restare priva di occupazioni, vuota e senza forzature: solo allora può scendere alle profondità dell’ignoto.
(Jiddu Krishnamurti)

L’espressione del vuoto è amore, perché vuoto significa «vuoto di sé». Quando non c’è alcun sé, non c’è nessun altro. La dualità è creata dall’idea di sé, dell’io, dell’ego. Quando non c’è un sé, c’è unità, comunione. E senza il pensiero di “io amo qualcuno”, l’amore diventa la naturale espressione di quell’unità.
(Joseph Goldstein)

La condizione di vuoto mentale non è la demenza dell’idiota, ma intelligenza sommamente attenta, non distratta da pensieri estranei.
(Ramesh Balsekar)

«Come si deve guardare il mondo per non esser visti dal re della morte?». «Guarda questo mondo come se fosse vuoto, o Mogharâjan – disse il Buddha -. Sii sempre attentamente cosciente. Avendo distrutto la convinzione d’essere realmente esistente, potrai trionfare sulla morte. Il re della morte non riesce a nemmeno a scorgere una persona che veda il mondo in questo modo»
(Suttanipata, V, 16)