Che significa esser divenuti adulti, superar ciò che fummo o rinnegarlo del tutto? Le età dello spirito si susseguono senza lasciar traccia. Ma la scia dei ricordi che si contrappone a quella della dimenticanza è come un’impronta indelebile. Una “meditazione” – in senso lato – sul recondito …

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«E’ dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, … ma lagrime ancora e tripudi suoi. … Noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena meraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello. Il quale tintinnio segreto noi non udiamo distinto nell’età giovanile forse così come nell’età matura, perchè in quella occupati a litigare e perorare la causa della nostra vita, meno badiamo a quell’angolo d’anima donde esso risuona.

Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col fanciullo … Ma l’uomo riposato ama parlare con lui e udirne il chiacchiericcio… e l’armonia di quelle voci è assai dolce ad ascoltare, come d’un usignolo che gorgheggi presso un ruscello che mormora.

Ma è veramente in tutti il fanciullino musico?

Che in qualcuno non sia, non vorrei credere né ad altri né a lui stesso: tanta a me parrebbe di lui la miseria e la solitudine… In alcuni non pare che egli sia; alcuni non credono che sia in loro … Forse gli uomini aspettano da lui chi sa quali mirabili dimostrazioni e operazioni; e perché non le vedono, o in altri o in sé, giudicano che egli non ci sia.

Ma i segni della sua presenza e gli atti della sua vita sono semplici e umili.

Egli è quello che ha paura al buio,… quello che alla luce sogna… quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle.

… Egli rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d’amaro e di dolce, e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo…»

(Giovanni Pascoli, “Il Fanciullino”)