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The Paha Sapa – Le colline nere

Le Colline Nere, conosciute dai Lakota come Paha Sapa, erano le montagne sacre della nazione. I giovani andavano in meditazione sulle loro cime per ottenere una visione. Nel passato, erano servite come riparo durante i freddi mesi invernali e per ricavarne i lunghi pali per i tepee. Ma da quando le bande nomadi dei Lakota vivevano quasi tutto l’anno nei territori del Powder, e le bande della riserva presso le rispettive agenzie, le Colline Nere avevano perduta l’importanza che avevano avuto quando i Lakota avevano attraversato il Missouri e abbisognavano di un riparo sicuro, ricco di sorgenti e selvaggina.

In quei primi anni Settanta, una parte dei capi della riserva pensava già di poter vendere quei monti, mentre invece, per gli indiani nomadi, il possesso delle Colline Nere era diventato un simbolo della resistenza contro l’invasore bianco. Sin da quando l’uomo bianco le aveva scoperte, si sapeva che nascondevano oro e, nel 1874, i tempi furono maturi per cominciare a cercarlo. Già negli anni precedenti, piccoli gruppi di cercatori erano entrati nelle Colline Nere in cerca d’oro e illegalmente perché il trattato di Laramie, dopo 1868, aveva inserito le Colline nella Grande Riserva Sioux. Con il passare degli anni, però i cercatori erano aumentati e nel 1874 il governo del presidente Grant, colpito duramente dal crack dell’anno precedente e dai continui scandali, cercò la soluzione alle sue difficoltà nella questione indiana.

Le Colline Nere, l’oro nascosto nelle sue cavità, gli indiani nomadi che rifiutavano i benefici della civiltà, attirarono l’attenzione di tutta l’opinione pubblica. I giornali cominciarono una forte campagna per magnificare la quantità d’oro che era possibile trovare in quei torrenti e fecero pressioni sul governo e sull’esercito, perché intervenisse con diplomazia o con la forza. Così, nel luglio del 1874, una colonna il cui nerbo era costituito dal 7° Cavalleria e forte di circa 1000 uomini, partì sotto il comando del generale Gorge A. Custer da Fort Lincoln; era diretta alle Paha Sapa, in spregio al divieto assoluto per i bianchi di entrar nella riserva.

La spedizione aveva al seguito geologi, botanici, cercatori d’oro, fotografi, giornalisti. Nessuno fece mistero delle vere intenzioni dei soldati, che erano quelle di trovare l’oro e divulgarne al più presto la notizia al mondo civile. Il 20 luglio, i soldati entrarono nelle colline dal lato ovest nei pressi di Inyan Kara, un vulcano spento che era anche una montagna sacra dei Lakota. Dopo aver attraversato splendide valli piene di fiori, alla fine del mese, nella parte meridionale delle Colline Nere, i soldati trovarono un piccolo villaggio di indiani Oglala, provenienti dalla riserva di Nuvola Rossa, guidata dal capo “Una Pugnalata”.

Alcuni degli scout Arikara volevano uccidere quei nemici, ma Custer li protesse per quanto poté. Infatti mentre si allontanavano di corsa, gli Orlala furono attaccati e uno di loro fu ucciso. Una Pugnalata, invece, rimasto sul posto, fu portato al campo e costretto a rimanere con la colonna di cui divenne, volente o nolente, una preziosa guida.. Il 30 luglio la colonna si fermò sul French Creek e mentre la maggior parte dei soldati pescava, cacciava o giocava a baseball, i geologi e i cercatori trovarono l’oro sul greto del torrente.

Il 2 agosto Custer inviò a Fort Laramie, distante 100 miglia, lo scout Charley Reynolds con la notizia che l’oro “si trovava persino nei fili d’erba”. Il 15 agosto la colonna si rimise in marcia per uscire dalle colline e il 30 successivo Custer e i suoi rientrarono a Fort Lincoln, avendo percorso in 60 giorni circa 1200 miglia. La notizia della scoperta dell’oro nelle Colline Nere spinse in pochi giorni migliaia di persone, provenienti da ogni parte degli Stati Uniti, ai confini della riserva. I bianchi premevano per entrare nel territorio che, formalmente, era ancora parte integrante della Grande Riserva Sioux.

Nonostante i controlli serrati dell’esercito, molti cercatori cominciarono a passare il confine e a setacciare i torrenti delle Colline Nere. In pochi mesi, una fiumana di persone entrò in quello che era ancora un paradiso naturale e lo devastò. I Lakota del Powder, molto distanti, fecero solo alcune incursioni nelle Colline Nere, per contrastate l’invasione, mentre i 10.000 Lakota delle riserve, controllati dai soldati, non si impegnarono minimamente. Da quando Custer era entrato nelle Colline, la pista che aveva tracciato con la sua spedizione, fu chiamata dagli indiani “La Pista dei Ladri”.

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