Cenni su Meditazione e Consapevolezza

Si tratta solo di un vecchio articolo di stampa. Ma mi sembra vi siano concetti sintetizzati così bene che mi dispiacerebbe se andassero dispersi. Spero vi sia utile. [….]

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Quando ad un famoso maestro zen venne chiesto quali fossero gli ingredienti della meditazione, egli rispose: “Sono tre. Il primo è la consapevolezza. Il secondo è la consapevolezza. Il terzo è la consapevolezza”.

Consapevolezza significa essere coscienti ed attenti sia delle sensazioni nel corpo, sia dei pensieri, sia delle emozioni, sia di uno stato d’animo, sia del respiro. Invece comunemente ci si identifica con tutto ciò e pertanto non se ne è consapevoli. Appena si inizia ad osservare questi fenomeni interiori, cessa l’identificazione con essi e si oltrepassa la mente ordinaria.

Come dice il Dalai Lama: “Nella meditazione non devi permettere alla coscienza di seguire i sentieri del passato o di fare programmi per il futuro: bisogna creare un vuoto, al posto di tutti questi processi mentali. Quando la coscienza è liberata e sgombrata da tutti i processi mentali, essa rimane in uno stato puro, chiaro, indistinto e silenzioso”.

Per molti la meditazione è un lusso; è una conquista per taluni riuscire a concedersi mezz’ora di silenzio, di quel silenzio interiore, in cui la mente ed il corpo sono nel presente, completamente nel presente ed in cui ogni attimo è denso e vivo.

Tutta la nostra cultura è orientata verso l’esterno, a distrarsi da se stessi e tutto ciò tiene continuamente occupati ed evita che nascano quei momenti in cui poter incontrare le proprie domande esistenziali o in cui potersi sentire più a contatto di se stessi, momenti senza parole, senza pensieri, senza attività.

Nella meditazione la mente – che nella nostra cultura è generalmente associata all’azione, alla realizzazione – passa ad una modalità ricettiva, in cui è pronta a cogliere subito un qualsiasi fenomeno per quello che è senza etichettarlo.

Nella meditazione l’obiettivo non è quello di cambiare se stessi, ma quello di accorgersi di ciò che si è. Al contrario della psicoterapia e di molte discipline di crescita personale, mediante le quali si modificano le proprie capacità, i propri modi di pensare, i propri modi di percepire se stessi e gli altri, nella meditazione non ci si occupa affatto degli strati superficiali della propria personalità, ma ci si accorge semplicemente di ciò che c’è senza giudizi.

Dunque meditare significa dis-identificarsi dai contenuti della mente e rimanere nel proprio centro interiore, nella coscienza che osserva.

Maurizio Mottola – Fonte web: quaderniradicali.it (2004)

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