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Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura
Ché la diritta via era smarrita.

DANTE ALIGHIERI, La Divina Commedia

La metafora del viaggio è usata in tutte le culture per descrivere la vita e la ricerca del suo significato.
In Oriente il termine Tao, «Via» o «Percorso» in cinese, è inteso in questo senso.
Nel buddismo la pratica meditativa è solitamente descritta come un cammino, il percorso della consapevolezza, della corretta comprensione, della ruota della verità (dharma).

Tao e dharma significano anche lo stato delle cose, la legge che regola l’esistente e il non esistente.
Ogni avvenimento, da noi superficialmente giudicato positivo o negativo, è essenzialmente in armonia col Tao.
Spetta a noi imparare a discernere l’insita armonia, vivere e decidere in conformità.

Ma spesso non è esattamente chiaro quale sia il percorso giusto, il che lascia ampio spazio al libero arbitrio e all’azione motivata, come pure a tensioni e controversie, per tacere del sentirsi completamente sperduti.

Quando pratichiamo la meditazione, in realtà riconosciamo che in quel momento stiamo percorrendo il cammino della vita, in questo e in ogni momento che viviamo.
È più corretto interpretare la meditazione come «modalità» che come tecnica.
È un Modo di Essere, un Modo di Vivere, un Modo di Ascoltare, un Modo di Percorrere il cammino della vita, in armonia con le cose così come sono.

Questo vuol dire ammettere in parte che a volte, spesso in momenti assai decisivi, non si ha veramente idea di dove si stia andando o persino di quale sia il cammino.
Nel contempo è possibile saper bene dove ci si trova (anche se significa consapevolezza di essere sperduti, confusi, arrabbiati o disperati).
D’altro canto accade sovente di nutrire la forte convinzione di sapere dove si va, in particolare se spinti da ambizioni egoistiche e da desideri smodati.
Esiste una cecità dovuta a progetti personali che ci fa credere di sapere, mentre in realtà sappiamo meno di quanto pensiamo.

«L’acqua della vita», una fiaba dei fratelli Grimm, ci presenta il solito terzetto di fratelli, tutti principi.
I due maggiori sono gretti ed egoisti, il più giovane gentile e altruista.
Quando il padre, il re, è in punto di morte, un vecchio apparso misteriosamente nel giardino chiede il motivo del loro dolore e, presa conoscenza della situazione, suggerisce di ricorrere all’acqua della vita. «Se il re ne berrà potrà guarire, ma è difficile trovarla.»
Ottiene licenza di partire per primo alla ricerca dell’acqua il fratello maggiore, che cova la segreta speranza di acquistare merito e divenire re a propria volta.
Dopo aver percorso un breve tratto a cavallo incontra uno gnomo seduto sul ciglio della strada, che gli chiede il motivo di tanta fretta; infastidito, il principe lo tratta con disprezzo e condiscendenza, ordinandogli di farsi da parte.
Naturalmente si presume che il principe conosca la strada poiché sa cosa sta cercando. Non è così.
Ma lui non sa frenare la propria arroganza e ignora i molti modi in cui i casi della vita possono svolgersi o evolvere.

Naturalmente, nelle fiabe lo gnomo non è un personaggio in sé, ma simboleggia le qualità più eccelse dell’anima.
In questo caso, il fratello egoista è incapace di rivolgersi con cortesia e saggezza alle proprie risorse interiori di forza e sensibilità.
Offeso dalla sua arroganza, lo gnomo fa in modo che il cammino del principe porti in una stretta gola, a tal punto inestricabile, che il giovane non riesce più a procedere o a invertire la direzione; in breve, rimane bloccato, mentre la fiaba continua.

Quando non vede tornare il primogenito, il secondo fratello si mette in viaggio, incontra lo gnomo, lo tratta allo stesso modo e finisce immobilizzato a propria volta.

Poiché i fratelli rappresentano parti diverse della stessa personalità, si potrebbe dire che ci sono individui che non imparano mai.

Dopo qualche tempo anche il fratello minore parte alla ricerca dell’acqua della vita. Quando incontra lo gnomo che gli chiede dove va con tanta fretta, a differenza dei fratelli, si ferma, smonta da cavallo, dice allo gnomo che il padre è gravemente ammalato e che lui è in cerca dell’acqua della vita, ammettendo di non sapere dove trovarla o quale direzione prendere. Naturalmente lo gnomo risponde: «Oh! So dove si trova» e gli fornisce le indicazioni necessarie, piuttosto complicate a dire il vero. Il giovane lo ascolta attentamente e ricorda quanto gli viene detto.

Questa fiaba riccamente costruita presenta numerosi capovolgimenti che lascio alla curiosità del lettore se vorrà esplorarli.
Il punto fondamentale, in questa sede, è che talvolta conviene ammettere di non sapere quale strada imboccare e accettare aiuto dalle fonti più inattese. In questo modo si mettono a propria disposizione le energie e alleati interiori ed esterni costituiti dalla propria stessa sensibilità e dal proprio altruismo.

Ovviamente anche i fratelli egoisti sono aspetti interni della psiche.
Il messaggio è che farsi catturare dalle normali tendenze umane all’egocentrismo e all’arroganza, ignorando il più vasto ordine delle cose, alla fine vi condurrà a un punto morto in cui sarete incapaci sia di procedere oltre, che di tornare indietro.

La morale della fiaba è che con simili atteggiamenti non troverete mai l’acqua della vita e rimarrete bloccati, potenzialmente per sempre.

Diventare consapevoli significa onorare e prestare attenzione alla nostra energia corrispondente alla figura dello gnomo, anziché gettarsi a capofitto in qualsiasi situazione con una mentalità dolorosamente dissociata da gran parte del nostro essere, pilotata da meschine ambizioni e dalle lusinghe di vantaggi personali.

La fiaba insegna che possiamo muoverci bene solo procedendo con la consapevolezza dello stato delle cose, compresa la disponibilità ad ammettere di non sapere dove si stia andando.

Il fratello minore dovrà fare molta strada prima di poter dire che ha compreso perfettamente la situazione (rispetto ai suoi stessi fratelli, per esempio).
Subirà dolorose lezioni di menzogne e tradimenti, pagando un prezzo elevato per la sua ingenuità prima di entrare finalmente in possesso dell’intero arco delle sue energie e conoscenze, simbolizzato dalla cavalcata finale lungo una strada pavimentata d’oro per recarsi a sposare la principessa (della quale non ho parlato) e farsi incoronare re –ormai uomo fatto con un regno suo, non del padre.

PROVA:
incominciate da oggi a considerare la vita come un viaggio e un’avventura. Dove andate?
Cosa cercate?
Dove siete ora?
A quale punto del viaggio siete arrivato?
Come intitolereste il capitolo del libro della vostra vita che state vivendo attualmente?
Siete in qualche modo a un punto? Potete essere pienamente aperti a tutte le energie a vostra disposizione a questo punto?

Notate che questo viaggio è unicamente vostro, di nessun altro. È il vostro cammino. Non potete imitare quello altrui ed essere sinceri con voi stessi.

Siete preparati a fare onore alla vostra incapacità in questo modo?
Potete considerare l’impegno nella pratica meditativa come parte integrante di questo modo di essere? Potreste impegnarvi a illuminare il vostro cammino con la consapevolezza e l’attenzione?
Riuscite a individuare situazioni in cui potreste trovarvi facilmente inibiti o che hanno avuto questo effetto su di voi in passato?

(Da: Dovunque tu vada, ci sei già. Una guida alla meditazione – Jon Kabat-Zinn)

Jon Kabat-Zinn – Macrolibrarsi
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https://it.wikipedia.org/wiki/Jon_Kabat-Zinn
https://it.wikipedia.org/wiki/Mindfulness
Fonte