Meditare.info

Guida all’ascolto: la “penna” umoristica di Saint Saens – Elisabetta Amistà

Non voleva che tutti udissero il suo lavoro, Camille Saint Saen: una composizione a carattere scherzoso, in cui voleva essere libero di poter trascrivere e riadattare anche melodie note scritte da altri, col suo personale modo di intende l’umorismo sonoro, con un linguaggio ed una scrittura, comunque, tipici del suo personale modo di intendere la musica; e pone la condizione di non eseguire pubblicamente il suo Carnival, se non, dopo la sua morte.

Forse, in fondo in fondo, non era per sminuirne il contenuto, forse, in fin dei conti… ne era quasi un po’ geloso, e non voleva “inquinare” in nessuno modo con nessuna anche e seppur minima polemica, questo lavoro intriso di umorismo e ironia, questo non prendersi sul serio, che fa tanto francese un po’ snob. Ma ci piace. Ci piace tanto lasciarci andare, dopo aver saputo dimostrare a noi stessi che siamo fatti di una pasta buona, dopo che, comunque, una sana autostima si è impadronita di noi, magari in seguito ad un periodo di lavoro duro in cui abbiamo anche saputo trarre i frutti migliori, però, tanto sudati. Dopo aver saputo dimostrare di farcela. Di esserci stati mente e corpo. Lasciarci andare. E godere della parte più infantile di noi. Ecco lo spirito giusto per godersi questo piccolo gioiello del magico Camille. Bastano un paio di cuffiette mentre si è al parco o in piscina, o comodamente seduti a casa propria, oppure mentre ci si affaccenda in cucina. Basta la mente sia libera. E si decida di vivere il nostro presente, circa 20 minuti, dedicandolo al gustoso ascolto di melodie che possono provocare un sorriso. Si. Il bestiario sonoro di Saint Saens si ispira non sono agli animali di cui il titolo potrebbe trarre in inganno, egli si riferiva proprio a delle bestie. E ne elenca dalle più nobili come il Leone di cui la fierezza si ascolta da subito, al nobile cavallo, al buffo canguro, ai pianisti che annovera come le bestie peggiori, ai critici che pomposi e pieni di sé fanno sfoggio della propria saccenza emettendo giudizi e sentenze e di cui in musica ne celebra l’assoluta alterigia. Un libretto molto semplice e anche estremamente piacevole di 28 pagine delle autrici Chiara Carminati e Roberta Angaramo intitolata “Il Carnevale degli Animali Fabbri” editore del 2004 è una lettura utile, semplice e una guida per bambini a cui è dedicato dai 5 agli 8 anni e anche agli adulti. Perché il Carnevale di Saint Saens è un’utilissimo spunto per partire se si è desiderosi di ascoltare musica diversa dalla solita, musica classica che ci permette di iniziare a entrare in un mondo musicale non di elite ma di tutti. E perché ci stupiremo di come la musica classica, possa farci provocare una risata e un momento di spensieratezza.

13 protagonisti per raccontare un lavoro musicale, semplice ma coinvolgente in 20 minuti di ascolto ad occhi chiusi e semplice immaginazione. Consiglio cd : “Rapsodia spagnola / Il Carnevale degli animali (Le Carnaval des animaux) / Concerto per due pianoforti / Danze andaluse” della etichetta Apex – interpreti ai pianoforti le sorelle Pekinel direttore M.Janowski..

Il sipario musicale si apre subito con una breve introduzione orchestrale e di cui sono ben percepibili i singoli strumenti che la compongono: due pianoforti, due violini, ua viola, un violoncello, un contrabbasso, un flauto traverso e un ottavino, un clarinetto una celesta, uno xilofono. E avanza il primo animale il Leone: il ritmo deciso ripetuto è il passo regale dell’animale che si scruta intorno in un gioco che ben rappresentano gli archi e i pianoforti basta solo immaginarlo e compare agli occhi colori vividi e immagine ben presente nella sua imponente presenza al centro di ogni cosa; seguono le galline cambio di ritmo veloce e leggero l’avanzare a scatti e tra il frenetico e il cauto proseguire e poi di nuovo frettoloso una nuvola di penne e becchi e occhi sbarrati e attentissimi; e poi le corse di scale a indicare il galoppo degli animali veloci con il nome di Emioni cioè i cavalli; ed ecco un ritmo che sembra conosciuto per rappresentare le tartarughe, Saint Saens adatta il celebre can can molto più lento proprio come il passo delle tartarughe; l’elefante gode del supporto dello strumento più alto e grosso, il contrabbasso e sembra lui stesso il suo suono proprio l’enorme animale che avanza goffamente sventolando le celebri orecchie ed a tanta pesantezza il compositore fa seguire sul finale del brano un’improbabile leggerezza del celebre tema della “Danza delle Silfidi” di Hector Berlioz, creature leggiadre e quasi impalpabili a sottolineare con il gioco strumentale come un suono può essere pesante seppur “nasca” lieve a seconda degli strumenti appunto utilizzati; i canguri saltano e così le nostre note in un susseguirsi di salti delle dita sulle tastiere dei due pianoforti ad indicare il rimbalzo rapido e leggero; l’Acquario intero con il suo mondo è rappresentanto da un tema molto noto anche negli spot televisivi una mistica apparizione di colori soffusi celebrati dagli archi e dalla celesta a cui si aggiungono i tasti dei pianoforti che ne raccolgono l’essenza e con rapide scale rendono la fluidità del liquido e per ultime le bollicine rese dal suono della celesta; il ragliare degli asini viene definito dai violini e poi il cucù intonato dal clarinetto in maniera impeccabile, nascosco dalla fitta vegetazione creata dai pianoforti; a questo punto ci sta immaginarsi una voliera di cui il virtuosissimo flauto presta bene il quadro colorato da piume svolazzanti e rapidi quanto brevi voli tra le sbarre dorate cristallinizzate dalle frequenze sovracute del luccicante strumento; ed ecco il gusto satirico del francese che si sposta sulle bestie peggiori, i pianisti, e ben si può intuire dall’accanimento con cui l’interprete affronta le scale ripetute all’infinito in maniera automatica e pesante, l’antipatia dell’autore per gli accademici, per i pianisti con i paraocchi e senza sfumature; a seguire i critici definiti “fossili” perché fossilizzati in antiche ed ottuse idee preconcette ispirate dal conservatorismo predominante, incuranti delle ispirazioni moderne e del progresso compositivo qui Saint Saens utilizza quattro temi, la danza macabra scritta sempre da lui, una canzonetta di Mozart un’altra melodia Au clair de lune molto conosciuta in francia e addirittura il Barbiere di Siviglia rossiniano; il cigno, esposto in musica dal violoncello che ne esalta la dignità e il misterioso essere, il candido piumaggio e lo sguardo che quasi intimorisce disegnato dalla splendida maschera naturale che ne incornicia il becco, è l’ultimo animale prima del gran finale che riunisce i temi scelti e facilmente riconoscibili di alcuni dei protagonisti esposti precedentemente.

Elisabetta Amistà