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Respiro, yoga, meditazione, musica – Elisabetta Amistà

“Il respiro è vita”: quante volte ci sarà capitato di ascoltare o leggere questa frase, come un mantra, proprio perché, in sé, racchiude una verità assoluta, fisiologica e spirituale. Il respiro è anche musica, è nella musica, fa parte di essa e si svolge attraverso la base sicura di un ritmo (che fondamentalmente è la parte “matematica” della composizione musicale), ma ancor di più nel modo in cui si interpreta un brano. Per questo si identificano i vari esecutori, oltre che per la correttezza tecnica.
Perché il respiro ci identifica in quanto artista, e questa forza vitale rappresenta ciò che di una parte scritta viene tradotta dal pensiero. Non a caso il silenzio è parte della musica, come l’attacco iniziale ed il finale, e le frasi che si susseguono nel discorso musicale.
Come il discorso parlato, dunque, anche il discorso musicale è sorretto dal respiro, e accompagna lo strumentista, il cantante, il direttore d’orchestra.
Partendo da questo presupposto, a mio avviso rassicurante, in quanto ognuno è in possesso di questo meraviglioso processo che regola le funzioni vitali ed interagisce con le nostre emozioni, noi possiamo comprenderne la funzione, prendere confidenza con esso e usarlo come tecnica di autocontrollo sulle emozioni negative derivante da stimoli e realtà esterne. Basta avere la voglia di sperimentare la tecnica di respirazione magari associandola ad un sottofondo musicale adatto alla circostanza e ad asanas che aiutino attraverso la consapevolezza corporea il raggiungimento di un particolare benessere psicofisico.

Paschimottanasana è una posizione che aiuta alla distensione dei muscoli delle gambe e tonifica gli organi interni. Si raggiunge gradatamente da seduti con le gambe distese a terra e mantenendo i piedi a martello. Dopo l’ allungamento della colonna vertebrale con le braccia e le mani rivolte verso l’alto, si raggiunge la posizione finale arrivando a cingere i piedi con le mani, chiudendosi come una cerniera. Qui subentra il lavoro del respiro che è sempre la parte attiva del lavoro di distensione dei muscoli del corpo: l’inspirazione porta all’ allungamento ulteriore in avanti, verso le caviglie, con l’espirazione si appiattisce la schiena contro le gambe.
Il lavoro del respiro permette di prendere coscienza del lavoro svolto e i benefici non tardano a manifestarsi.
Nella respirazione yoga si utilizza il pranayama che è vero “controllo ritmico del respiro”, e che molti foniatri chiamano anche respirazione a quattro tempi. Proprio perché si avvale del conteggio mentale e variabile dei tempi di inspirazione, apnea a polmoni pieni, espirazione, apnea a polmoni vuoti.
Esistono poi altri tipi di respirazione che si attuano in congiunzione alla meditazione, i cui tre tipi più praticati sono conosciuti nella pratica indiana come Ujjayi, Kapalabhati, Nadi Sodhana. Ogni respirazione si pone un intento e può essere associata ad un sottofondo musicale adatto alla sua pratica. Ogni brano, scelto in base alle caratteristiche ritmiche può favorire la ripetizione degli atti respiratori, “aiutando” la coordinazione e il susseguirsi della fase inspiratoria e della successiva espirazione.

Elisabetta Amistà
Riflessioni » I segreti dell’ascolto musicale – Elisabetta Amistà

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it.wikipedia.org/wiki/Pashimottanasana