Ieri sera, in occasione della seconda puntata del Festival di Sanremo, speravo di rivedere ancora Celentano, ma nulla. Ci sarebbe da pensare che dopo la straordinaria performance del giorno precedente sia sorto qualche problema. Vedremo. Ad ogni modo, tranquilli, non è ancora fascismo. Semmai il fatto tragico è che una speaker del tg di radio-rai-2, dopo aver cinguettato sugli spacchi delle soubrette ha precisato: “il festival è tornato ad essere il festival”.
Già, tuttavia la stragrande maggioranza della gente è in sintonia con Celentano!

Mentre il fascino della musica abbindola e distrae, le trame ordite dalle gerarchie reggenti tentano di ristabilire un ordine oramai impossibile. Anche se i segni del rapido disgregarsi del consenso all’ultima ciambella di salvataggio costituita dal neo organismo pedemontano assurto recentemente al potere sono inequivocabili, la propaganda li negherà sempre.

Il vaso di coccio del buonismo civile sta infatti per rompersi. E benché i forconi siano stati temporaneamente fermati dall’inopinato maltempo, dubito che pazienteranno ancora per molto. Ma un’alternativa pacifica è tuttora possibile e implica equità vera, in particolar modo verso le vittime del morbo speculativo globale, i disoccupati. D’altra parte i fondi ci sono, e sovrabbondano pure se possiamo permetterci ancora di acquistare così tanti F35. A meno che, ovviamente, l’intenzione non sia quella di adoperarli per mantenere l’ordine pubblico.

Oramai è chiaro come la globalizzazione sia fallita. Il villaggio globale è un sogno che si può realizzare solo se c’è sincronia complessiva. Perseverare nell’errore renderà la situazione sempre più grave. In quanto alla nostra situazione specifica, nel migliore dei casi ci attenderebbero 20 anni di duri sacrifici.