Altro che paccata di miliardi … espressione che descrive in modo pressoché lapalissiano la vera sensibilità nostri emeriti sovrintendenti economici. La cosiddetta riforma del lavoro, così come nel pieno rispetto delle linee guida dell’italian style superbamente codificato nel più dissoluto dei manuali non scritti per le collusioni amministrative è un vero e proprio pateracchio. Quest’ultimo termine significa, per l’appunto: “accordo non chiaro, intrigo, specialmente in ambito politico”. Ossia il trionfo della burocrazia più becera.

L’errore – come accade oramai sempre più sovente – è di far piovere le decisioni – tout court – semplicemente dall’alto lasciando credere che la controparte relativamente legittimata a negoziare agisca sempre e comunque nell’interesse collettivo. In realtà i delegati sindacali autorizzati rappresentano quasi sempre solo interessi già consolidati. Resta, quindi, fuori la vera gente, quella che soffre ogni giorno nel tentativo praticamente disumano di sbarcare un lunario ogni volta più esiguo e deprimente. Restano, quindi, ben distanti da qualunque tutela o protezione o garanzia costituzionale i senza-lavoro, i disoccupati ad oltranza, quelli che il lavoro l’hanno perso da più di due anni o ancora non sono riusciti – loro malgrado – nemmeno ad accedervi, quelli che sopravvivono in nero, quelli che ufficialmente non lavorano da mai …

Il problema di fondo è che la così tanto sbandierata libertà dell’attuale regime nominato è solo un’illusione, una parvenza. La forma corrente di democrazia rappresentativa è una sorta di specchietto per allodole che credono di contare comunque qualcosa mentre in realtà non sono altro che minuscoli ingranaggi di un meccanismo vessatorio che li sovrasta per disporne come ri-produttori globali. Soluzioni? Inoculare, progressivamente, una buon vaccino di democrazia diretta. Un antidoto – al corrente banditismo speculativo come alla concorrenza sleale – che procura alle caste finanziarie vigenti un vero e proprio indicibile terrore.

Intanto appena l’altro ieri ho letto dell’ennesimo suicidio di un buon uomo disoccupato da due anni che si è tolto la vita sparandosi in auto. Un uomo soprattutto onesto, diversamente invece di ritenersi responsabile avrebbe cercato d’individuare i veri colpevoli della sua situazione. Ma prima o poi la gente comune – se non qualche disperato – comincerà a chiedersi chi siano i veri responsabili, i loro complici, nonché i relativi sodali. E voi che ne dite, chi sono i veri responsabili? Chi è stato così ignorante da farci adottare l’euro senza le più elementari misure di salvaguardia? E dov’erano gli attuali cosiddetti tecnici quando tutto ciò stava accadendo, a scuola? E come mai, in seguito, nessuno ci avvisò pubblicamente mai – tranne ovviamente il cotanto vituperato onest’uomo Beppe Grillo – degli incombenti pericoli?