Nel 1600 Cristo ritorna su questa Terra a Siviglia, durante la Grande Inquisizione e i roghi degli eretici. Un cardinale lo fa arrestare e lo accusa di tradimento perché ha condannato l’uomo all’infelicità quando il diavolo lo tentò nel deserto.

Il demone gli chiese di trasformare le pietre in pane, Gesù rifiutò perché voleva per l’uomo la libertà.

Cosa vale l’ubbidienza comprata con il pane? Lo spirito lo tentò una seconda volta invitandolo a gettarsi dall’alto del pinnacolo del tempio… nella sua caduta gli angeli lo avrebbero sostenuto. Cristo rifiutò ancora e respinse il miracolo, voleva una fede interiore non costruita sui miracoli. Il demone gli propose allora di regnare sul mondo “in un unico formicaio pienamente concorde, poiché il bisogno di una unione universale è il terzo e ultimo tormento degli uomini”. Gesù non accettò, gli uomini devono governarsi sui principi, non su una superiore autorità.

Per il cardinale, Cristo aveva rinnegato i tre principi sui quali si basa la felicità umana: autorità, miracolo e mistero, con il suo dono della libertà agli uomini. Coloro che sono venuti dopo di lui hanno però reso felice l’umanità trasformandola in gregge, con il cuore finalmente libero dal fardello terribile della libertà. Gli uomini vogliono qualcuno da adorare, che pensi e agisca per loro. Vivono di miracoli e in loro assenza ne creano di propri. Il cardinale conclude così la sua accusa: “Tutti saranno felici, milioni e milioni di esseri, meno un centinaio di migliaia, quelli che li guidano. Perché solo noi, noi che conserviamo il segreto, saremo infelici. Essi moriranno dolcemente, si spegneranno dolcemente nel Tuo nome, e oltre la tomba troveranno solo la morte”.(*)

Gli italiani sono quel gregge e i partiti e coloro che li dirigono ne sono i sacerdoti. Loro sanno cos’è giusto per noi e agiscono secondo il principio sacro dell’autorità, al riparo del mistero che avvolge le loro decisioni attraverso la disinformazione e la confusione. Loro creano i miracoli, anche quello della resurrezione, ritornando diversi, ma uguali, dopo ogni crisi, come sta avvenendo ora. L’unico miracolo possibile è la partecipazione diretta alla cosa pubblica. La libertà, la libertà di partecipare e condividere, è vista come la peggiore eresia e condannata al più tremendo dei roghi mediatici. Non sarà facile, né indolore. La libertà è insopportabile. Amen.

(*) testo liberamente tratto da “I fratelli Kramazov” di Dostoevskij