L’elemento che manca alle teorie scientifiche è la mente come fattore destrutturante del mondo. La mente stessa è un motore di ricerca, un variatore di velocità e dunque di coordinate. La mente potrebbe essere una antenna in grado di captare, o creare, spazio-tempi diversi.

Essa è come un apparecchio radio capace di cambiare frequenza. Variando la velocità delle onde mentali si verrebbero a captare altre geometrie spazio-temporali con immagini casuali del passato o del futuro. In particolare il rallentamento di velocità delle onde cerebrali potrebbe produrre il trasferimento nel futuro e produrre la premonizione.

La meditazione e il rilassamento rallentano le onde cerebrali e provocano un rallentamento dell’attività elettrica della mente, queste condizioni sarebbero favorevoli alla visione del futuro, ma la stessa cosa può accadere nel sogno, situazione privilegiata per ‘i contatti’, dove appaiono altre dimensioni le cui coordinate sono specifiche e diverse da quella della nostra dimensione ordinaria.

I sogni negano la concezione ordinaria del tempo lineare. Esso pone la coscienza come un indicatore che scorre su un binario in cui sposta continuamente in avanti la concezione dell’attimo presente, perdendo la percezione degli istanti passati e senza poter percepire quelli futuri. La fisica classica, cioè la fisica newtoniana fino a Einstein, considera il tempo lineare come una coordinata assoluta, negando altre possibilità, ma forse il tempo lineare è solo una prospettiva della mente razionale, su cui si può costruire un universo possibile.

Una migliore ipotesi cognitiva è che la realtà come la conosciamo esiste in quanto la conosciamo in un certo modo. Cambiando le modalità del conoscere cambia la realtà conosciuta. Nell’atto percettivo gli scienziati classici pongono lo spazio e il tempo ma non la mente che conosce, che pure è lo strumento di rilevazione che segue propri schemi ordinatori. Questo è l’elemento mancante, che ricompare con la fisica quantistica.

Qui il mondo è il frutto di una costruzione mentale, o di un incontro soggetto-oggetto, e non un dato a priori, un oggetto invariante che sta là fuori.

La relatività del soggetto o delle sue condizioni si proietta sulla relatività dell’oggetto. Il dogma principale della fisica classica è che il mondo è di per sé, e che la mente si limita a rispecchiarlo, e non ci sono altri mondi possibili.

Ogni volta che un guru, un santo, un artista, un sensitivo presentano una visione diversa della realtà, vengono emarginati come folli, ma la loro mente può semplicemente essere in grado di elaborare la realtà in modo diverso. La storia è fatta anche da veggenti che hanno impostato forme conoscitive diverse.

(Appunti tratti dalla lezione 12 di un corso su Sonno e Sogni tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli)