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Perché capita proprio a me? – Alberto Lori

Guidi tranquillamente la tua auto lungo un viale quando la colonna di vetture davanti a te subisce un rallentamento e l’auto che ti segue ti tampona. Hai un appuntamento importante, piove a dirotto è fori uno pneumatico. L’inverno scorso camminavi lungo il corso guardando le vetrine e inavvertitamente sei scivolato su una patina di ghiaccio e ti sei trovato con il sedere per terra. Queste sono sciocchezze in fondo, ma possono capitare eventi più gravi come un fallimento, una malattia, un lutto. La domanda che subito emerge che ci coinvolge tutti é: perché capita tutto a me?

Certo può avvenire anche di comprare un gratta e vinci e renderci conto di avere vinto 10000 €, oppure di vincere una vacanza premio ai Caraibi, ma in questo caso, chissà perché, non ci chiediamo: perché mi capita? E allora ti faccio una domanda, amico o amica che mi ascolti, una domanda semplice, ma importante: di fronte ai fatti della tua vita ti comporti da testimone, da spettatore intendo, o da attore? In altre parole: a chi dai la responsabilità di ciò che accade? Francesco Albanese psicologo e psicoterapeuta nel suo godibilissimo saggio “Perché mi capita?” ci spiega il dilemma di base. Se scegliamo di essere attori siamo sicuri di essere in qualche modo noi stessi a modellare la nostra vita. Non c’è un copione, c’è solo un canovaccio dove noi attori recitiamo improvvisando e proprio per questo dobbiamo mettere in conto una certa percentuale di imprevedibilità circa ciò che può capitare da un momento all’altro. Se invece pensiamo di essere soltanto spettatori della nostra vita ci affidiamo un destino programmato. Siamo a bordo di una barca senza remi alla deriva in balia della corrente …

… Il punto di vista del saggio di Albanese è quello che hai imparato a conoscere seguendo i miei video: non esiste il caso e non esiste il destino. Ciò che viviamo nella nostra vita istante dopo istante e di conseguenza tutto quanto ci capita – afferma Albanese – è l’effetto dell’azione della coscienza che da una dimensione senza spazio-tempo fa emergere una specifica realtà tra le infinite possibili. Antico termine sanscrito con il quale ci si riferisce a questa dimensione è Akasha. Quello più moderno è campo quantico. …

… A conclusione ti racconto una storiellina zen. Un giorno il grande generale giapponese Nobunaga decise di attaccare il nemico nonostante il suo esercito fosse di molto inferiore di numero a quello avversario. I suoi soldati erano sfiduciati e non avevano molta voglia di affrontare il nemico. Nobunaga sapeva che a questo punto era necessario motivarli. Durante la marcia di avvicinamento si fermò davanti a un tempio. “Adesso entrerò nel tempio”, disse ai suoi uomini. “Quando uscirò attaccheremo il nemico, ma prima lancerò una moneta in aria: se verrà testa vinceremo, se verrà croce perderemo”. Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Quando uscì, al cospetto dei suoi uomini, lancio in aria la moneta che una volta caduta a terra girò un po’ su se stessa e si fermò mostrando la faccia con la testa. I soldati esultarono e divennero così impazienti di combattere che in breve vinsero la battaglia nonostante fossero di gran lunga inferiori di numero. “Nessuno può contrastare il destino”, osservò l’aiutante di campo del generale. “No, davvero nessuno”, sorrise Nobunaga mostrandogli una moneta che recava la testa su entrambe le facce. La morale? Sono sicuro che la sai già!

(Alberto Lori)

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