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Il regno delle donne

Nella provincia di Yunnan le donne hanno il monopolio dell’autorità e amministrano l’economia, il matrimonio non esiste, l’amore è praticato liberamente e senza vincoli di convivenza. Poco dopo la pubertà le donne ricevono una stanza, dove potranno decidere di far entrare l’uomo che desiderano, per una sola volta o per mesi e anni.

Donne che hanno il monopolio dell’autorità e amministrano l’economia. Famiglie solo da parte di madre, dove vivono le matriarche, i loro figli e figlie, i nipoti, perché qui il matrimonio non esiste. L’amore praticato liberamente, senza vincoli di convivenza: la notte, quando uomini e donne si scelgono per passare la notte insieme.

No, non è un’irreale utopia ma una comunità concreta, quella dei circa venticinquemila Mosuo, nel villaggio di Loshui, nella provincia cinese di Yunnan. “La più pura delle società matriarcali, un esempio di come può essere la realtà senza la presunta supremazia dell’uomo e senza l’oppressione che questa supremazia può esercitare”: la racconta così un medico, fotografo e videoreporter argentino, in un libro che si legge come un romanzo d’avventura, Il Regno delle donne. L’ultimo matriarcato (ed. Nottetempo). Dove si scopre che i rapporti umani potrebbero essere gestiti altrimenti. E che molte sofferenze – ad esempio quelle che derivano sulla famiglia e sui figli da una separazione – potrebbero essere tranquillamente evitabili.

“Qui i pezzi sono disposti sulla scacchiera in modo differente. Al villaggio non c’è donna che sia priva di opportunità, che non sia degna di considerazione o che si trovi sottomessa all’arbitrio della società. A Loshui, il sesso femminile non è mai debole”. Muri colorati di rosso, azzurro e giallo, l’organizzazione sociale è completamente diversa: poco dopo la pubertà, le donne, attraverso una cerimonia di iniziazione, ricevono una stanza, un luogo privato dove potranno decidere di far entrare a tarda notte (la donna non si sposta mai), l’uomo che desiderano, per una sola volta o per mesi e anni: il suo cappello davanti alla porta segnala che lui è lì.

Una sorta di “matrimonio ambulante” o meglio un legame amoroso – chiamato axia – radicalmente diverso da ciò che noi intendiamo e senza alcuna proprietà in comune. Ciascuno resta a vivere a casa sua, così che quando il legame si spezza le conseguenze sono meno pesanti: sull’uomo e sulla donne e sui figli eventualmente nati. I quali vivono nella famiglia della madre, curati – proprio come gli anziani – dalle nonne, le sorelle della madre ma anche gli zii, perché qui la figura del padre non esiste, tanto che è persino ininfluente sapere di chi è davvero dal punto di vista biologico. “Qui tutti curano tutti”, scrive l’autore. …

Da ilfattoquotidiano.it del 02-10-13, leggi tutto l’articolo di Elisabetta Ambrosi …
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