Eppure – ognuno di noi lo sa per averlo provato – ci sono momenti, una scena di grande bellezza, una parola, un simbolo, in cui sentiamo l’eco di qualcosa che ci è familiare, ma che non ricordiamo. Sentiamo il bisbigliare di una voce a cui vorremmo prestare ascolto, ma dalla quale siamo presto distratti. La verità? Ci sfiora, ma preferiamo non farci caso.

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Sempre nel Mahabharata c’è una bella immagine di questi incontri. Un uomo cammina nella foresta e sente una ragnatela sfiorargli il viso. Ha due scelte: può, con la mano, fare un semplice gesto e rimuoverla e andare avanti; oppure può fermarsi e osservare il centro della ragnatela, della verità. Tantissime volte nella vita ci capitano di queste esperienze; sentiamo un’allusione a qualcosa che sta dietro le apparenze, ma nella fretta preferiamo, distrattamente, fare un qualche gesto e andare avanti. Io, andare avanti ora? Avanti dove? Tanto valeva che mi fermassi a guardare!

Questo era il mio atteggiamento di fondo. Ma non mi era così chiaro, così ovvio. Niente è più duro del togliersi di dosso le vecchie abitudini, i soliti modi di reagire. Niente è più difficile del liberarsi da quel che conosciamo, da quel che siamo… o almeno crediamo di essere. E io avevo ancora le solite reazioni istintive, quella mal riposta vanità, a volte quasi superbia, quella pretesa di possedere una certezza di cui in verità non si è certi.

Non c’è dubbio che gli Stati Uniti hanno una vitalità, una varietà, anche una bella ingenuità, una freschezza, una spontaneità che io, da vecchio europeo, sentivo di aver perso. Ma quell’oceano mi riportava lentamente al semplice, al primitivo. Lo vedevo bene. Pur partecipando, specie nei primi giorni, alle discussioni, pur approfittandone, come di quella sulla morte, io mantenevo le mie riserve; restavo col mio fondo di sussiego intellettuale ed europeo verso qualcosa che mi pareva poco sofisticato e che pensavo potesse funzionare con gli americani, ma non con me. Avevo l’impressione che i molti casi quel che gli americani avevano scoperto era l’acqua calda, ma forse era proprio quella a far bene e berne un sorso toglieva il gelo pretenzioso e arrogante della mia mente. Questa era la lotta dentro di me: resistevo, cercavo di non lasciarmi andare.

Tiziano Terzani

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