Le grandi religioni forse hanno riflettuto di più sul ruolo svolto dall’ambiente nella formazione dell’identità. Il principio stesso dell’architettura religiosa ha origine dal concetto che il luogo in cui ci troviamo determina ciò che siamo in grado di credere.

Per i sostenitori dell’architettura religiosa noi resteremmo fedeli a un culto solo se i nostri edifici lo riaffermano, anche quando a livello intellettuale siamo convinti della nostra adesione. Il pericolo è che le passioni ci corrompano o che la dimensione commerciale e vociante delle nostre società ci porti fuori strada: perciò ci servono luoghi in cui i valori esteriori incoraggino e rafforzino le nostre aspirazioni interiori.

Ci avviciniamo a Dio o ce ne allontaniamo a seconda di ciò che è raffigurato sulle pareti o sui soffitti. Abbiamo bisogno di tavole d’oro e lapislazzuli, vetrate colorate e giardini dove la ghiaia viene rastrellata con regolarità per restare fedeli alla parte più sincera di noi stessi.

A. de Botton – dal libro “Architettura e felicità”