Per un credente, Dio padre/madre/amore (e per chi non è credente la grande madre natura) ha donato a ciascuna persona umana tre grandi doni: l’intelligenza, l’emotività e la spiritualità.

Il primo dono, l’intelligenza, sta per “intus-legere”: leggere dentro le cose. Quindi la capacità di distinguere come diceva tanti anni fa Norberto Bobbio non tra “credenti” e “non credenti” bensì tra “pensanti” e “non pensanti”… o anche tra “credenti” e “credibili”.

Il secondo dono è l’emotività, quindi la creatività e la saggezza di distinguere tra cose possibili e impossibili.

Il terzo grande dono è la spiritualità. L’antropologia scientificamente la chiama “il punto di Dio”.
La spiritualità ti da la possibilità – nella meditazione e a volte nel silenzio, nel raccoglimento – di rientrare nel tuo profondo, nel tuo interiore, e scoprire tutte le tue potenzialità.

Spiritualità è uno stile di vita, cioè è volare in alto, è amore. Non ha nulla a che fare con una specifica religione o un’altra. Per te stesso e per l’umanità.

Da dove vengo, dove sto andando? Questo il punto centrale.

Allora la spiritualità ti avvicina al mistero della vita, ti apre a quello che è veramente il tuo cammino, ti offre la possibilità di scoprire che questo mistero umano ha una sua realizzazione completa.
Come dicevano i vecchi padri della Chiesa: la morte è una vita mutata, in latino “vita mutatur- non tollitur!” ti fa rendere veramente questo senso di presenza.
Cioè una vita mutata in un passaggio di completa maturità.

La paura è un sentimento reale che non si può cancellare, ma la spiritualità ti aiuta a rispondere al sentimento della paura, perché la paura fa anche delle domande.
Allora questi tre doni: l’intelligenza, l’emotività e la spiritualità ti mettono in condizione di rispondere a te stesso, senza lasciarti schiacciare da quello che poi si dice il fato, il destino, il nulla, il nichilismo…

Siamo esseri viventi, cellule viventi, è la scoperta della vita l’obiettivo centrale.
E il nostro primato della coscienza ti mette in condizione di non essere subordinato a nessuna autorità terrena.
Per esempio nella strada cristiana il tuo rapporto che inizia “io e Dio” non può che temrinare nel “noi”.
Ed ecco allora la parola comunità, comunione, disponibilità, giustizia sociale… una città a misura umana.

Una spiritualità che può aiutare le religioni a diventare spirituali, mentre spesso sono strumento del potere.

E Gesù dice: “Siate sale” e il sale non si vede, “siate lievito” e non si vede il lievito… quindi quale autoreferenzialità!
Tirarsi su le maniche e cammianre insieme a tutti gli altri gli uomini e le donne.
E soprattutto, arrivando all’essenza della comunione della famiglia cristiana, Gesù dice: “Sei un chicco di grano, che marcisce e da la vita.” Cioè un cristiano, per la difesa dei diritti di tutti, dev’essere pronto a dare la vita corporale.

don Andrea Gallo
01 settembre 2012