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Emanuel Swedenborg

Emanuel Swedenborg nasce a Stoccolma il 29 gennaio 1688. Il padre, Jesper, è predicatore ed Emanuel cresce in un’atmosfera permeata di spiritualità. Più avanti il giovane si interessa però sempre più alla scienza, che a quel tempo è in pieno sviluppo. Terminati gli studi universitari , soggiorna a lungo in Inghilerra, Francia e Olanda, paesi allora all’avanguardia nel campo della ricerca scientifica. Swedenborg raggiunge presto una grandissima fama di erudito, inventore e uomo di scienza ed ha contatti con i più grandi scienziati del suo tempo.

Ma, dopo quarant’anni di studi e di ricerche cominciano a manifestarsi in lui i segni di un cambiamento profondo. La causa di ciò erano i suoi sogni, quelli di cui ci ha lasciato testimonianza nel suo diario. Emanuel ne riconobbe il carattere particolare e tentò di interpretarli. Erano sogni che gli portavano messaggi e simbolicamente gli preannunciavano nuovi cammini di vita. I sogni divennero la fonte del suo lavoro scientifico, espressione delle sue intuizioni. In questo primo periodo della sua metamorfosi affiorano in lui le prime visioni, una sorta di illuminazione interiore, immagini di esseri e di luoghi straordinari invisibili per l’occhio fisico.

Ovvio che sogni e visioni producano in Emanuel conflitti interiori, egli è uno scienziato dedito alla ricerca empirica ed all’osservazione attenta dei fenomeni naturali. La sua trasformazione non può che turbarlo. Per uno scienziato del suo rango, il rischio di esser ritenuto pazzo e di venir ridicolizzato è quanto di peggio gli possa accadere. Tuttavia accetta la sua nuova situazione di vita, e nel tempo sogni, illuminazioni ed intuizioni diventano sempre più ricchi, ampli, completi e lo coinvolgono sempre più.

Il “caso Swedenborg” fece discutere molto, in molti lo criticarono, tra i quali alcuni teologi. Lo accusarono di eresia perché non riuscivano ad accettare la realtà del suo “contatto con l’altra dimensione”.

Le visioni che lo accompagnarono fino alla morte avvenivano in questo modo: egli non perdevano mai lo stato coscienza vigile, non cadeva né in trance, né in estasi, era in pieno possesso della sua consapevolezza. Era quindi contemporaneamente cittadino della Terra e del cielo, ed aveva rapporti sia con gli uomini che con gli esseri invisibili della sua interiorità che egli definì angeli. Vedeva al tempo stesso il visibile e l’invisibile. Il più delle volte le sue visioni avvenivano in stato di veglia, ad occhi aperti, altre volte ad occhi chiusi, in uno stato tra la veglia e il sonno, oppure nei sogni. Solo in questi ultimi due casi la coscienza diurna era offuscata.

Swedenborg godette sempre di ottima salute ed a 84 anni di età, quando morì, era ancora agile e svelto come un giovanotto.

Ma veniamo ora alle sue esperienze.

Racconta Emanuel:

«Ho visto mille volte che gli angeli hanno forma umana e mi sono intrattenuto con loro come l’uomo si intrattiene con l’uomo, a volte con uno solo, a volte con più di uno, e non ho visto nulla in loro che differisse dall’uomo in quanto alla forma. Affinché non si potesse dire che si trattava di illusione, mi è stato concesso di vederli in pieno stato di veglia, mentre ero padrone di tutti i miei sensi ed in uno stato di limpida percezione.»

«Spesso ho loro raccontato che nel nostro mondo gli uomini sono immersi nella più grande ignoranza per quello che riguarda gli angeli, che immaginano senza forma, come se fossero dei soffi eterei. Di conseguenza non attribuendo loro nulla di ciò che ha l’uomo, eccetto la facoltà di pensare, credono che essi non vedano non avendo occhi, che non sentano non avendo orecchie, che non parlino non avendo bocca. Gli angeli mi dissero che sapevano bene che un gran numero di uomini sulla Terra aveva quest’opinione, soprattutto gli eruditi, cosa che li sorprendeva. Ma ne spiegarono tuttavia la ragione. Gli eruditi furono i primi a formulare una tale idea sugli angeli. Essi, così facendo, non erano guidati dalla “luce interiore”, bensì solo dai sensi esteriori che consentono di capire le cose che sono di natura visibile, ma non quelle che sono di natura invisibile.»

«Costoro hanno estinto con l’erudizione l’intuizione che viene “dal cielo” e non conepiscono nulla che non sia per loro concretamente visibile.»

«Gli angeli mi hanno detto che al contrario i semplici di cuore non hanno tale idea e sanno che gli angeli sono uomini del Cielo. Essi, i non eruditi, li possono vedere, perché il cielo è in loro. Tutto dipendo dallo stato della nostra interiorità.» «Le distanze che noi percorriamo sono le distanze del mondo naturale e visibile. In ognuno di noi vi è una dimensione, dove non esistono più né le distanze né la misura del tempo.»

«L’uomo non può vedere gli angeli con gli occhi del suo corpo materiale, in quanto il simile vede il suo simile in base alla legge della similitudine. Del resto l’occhio, l’organo della vista, è così grossolano che non riesce a vedere neppure le piccole componenti della natura senza l’aiuto di strumenti ottici.»

«E’ vero che in alcuni casi gli angeli sono stati visti dagli uomini così come un uomo vede un altro uomo, perché in particolari circostanze essi possono assumere la forma dell’uomo naturale, materiale.»

«Poiché gli angeli sono uomini del cielo e vivono tra loro come gli uomini della Terra, hanno anche delle vesti e dei domicili. Rispecchiati in me, ho visto dei palazzi in cielo così magnifici, che difficilmente possono essere descritti. In alto brillavano come se fossero stati di oro puro, in basso sembravano fatti di pietre preziose. Uno era più splendido dell’altro, dentro come fuori.»

«Gli appartamenti erano decorati in una maniera che non trovo parole per descriverli. Immaginiamo delle bianche pareti cosparse di polvere d’oro, dei pavimenti ricoperti da soffici petali incastonati gli uni negli altri.»

«Alcuni palazzi erano circondati da giardini dove tutto era risplendente ed in certi punti le foglie selbravano d’argento. I frutti erano grandi e lucenti, i fiori dalle molteplici forme avevano nel loro insieme i colori dell’arcobaleno.»

«I monumenti archittettonici del cielo sono tali che si potrebbe dire che l’arte ha raggiunto in essi la loro perfezione.»

«Quanto di più bello l’uomo artista può creare è un riflesso terreno di ciò che è nei cieli, e lo è anche la nostra bella natura.»

«Gli angeli non vivono tutti nello stesso splendore. Lo splendore che li circonda corrisponde al loro splendore interiore. Mi è stato detto che gli angeli degli inferi vivono nell’oscurità, perché la loro interiorità richiama ciò.»

«Ma a nessun angelo; a nessun uomo del cielo e della Terra è impedita l’evoluzione che concurrà al bene, alla bellezza e alla luminosità.»

«Gli angeli hanno anche un loro linguaggio che è molto diverso dal nostro.»

«Essi possono esprimere in un minuto quello che gli uomini non possono esprimere in mezz’ora, e con poche parole rappresentano ciò che è stato scritto in molte pagine. Di questo ho avuto più volte esperienza diretta. Il linguaggio degli angeli è come un’onda leggera o un’atmosfera che si diffonde da ogni lato. In quest’onda sono comprese innumerevoli cose che entrano nel pensiero altrui e lo influenzano. Gli angeli che parlano con l’uomo non usano la loro lingua ma quella dell’uomo. L’angelo infatti, quando parla all’uomo, si rivolge a lui e a lui si congiunge, al punto che entra nella sua memoria e quindi anche nel suo modo di pensare e di esprimeresi. Ne risulta che il linguaggio umano diviene proprio anche degli angeli.»

«Il linguaggio degli angeli è sentito dall’uomo in maniera sonora, però soltanto da lui stesso e non da coloro che sono presenti, perché prima influisce sul suo pensiero e poi, attraverso il cammino interiore, sull’organo dell’udito.»

«Coloro che parlano con gli angeli vedono anche le cose che sono nel cielo.» «I nostri più lontani antenati ebbero una tale unione con gli angeli ed i loro tempi gloriiosi furono chiamati “Età dell’Oro”. Allora, il cielo ed il mondo erano una cosa sola e gli uomini e gli angeli si parlavano reciprocamente.»

«Gli angeli furono visti da molti profeti, da Abramo; da Loth, da Elia e da Eliseo. Ed egli chiese: “Signore, apri i miei occhi, affinché io veda.” Ed il Signore lo ascoltò, ed Eliseo vide. Ecco il monte era pieno di cavallo i carri di fuoco provenienti dai cieli.»

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http://it.wikipedia.org/wiki/Emanuel_Swedenborg