“Quando Gesù diceva: «Mio Padre e io siamo uno», riassumeva i più grandi arcani della religione. Un giorno, anche noi dovremo essere capaci di pronunciare le stesse parole. Alcuni diranno: «Sì, ma noi non siamo Gesù. Lui era il figlio di Dio, mentre noi peccatori… »

La Chiesa ha voluto fare di Gesù l’equivalente di Dio stesso, la seconda persona della Trinità, il Cristo, un principio cosmico, mettendo così tra lui e gli uomini una distanza infinita. Ma è questa la verità? Quanto a Gesù, egli non ha mai detto una cosa simile, non ha mai sostenuto di essere di un’essenza diversa dagli altri uomini. Ha detto di essere figlio di Dio, ma non ha rivendicato solo per sé questa filiazione divina, anzi, ha sottolineato la natura divina di tutti gli esseri umani. Altrimenti, cosa significherebbero le parole: «Padre nostro che sei nei cieli», «Siate perfetti come il vostro Padre celeste è perfetto» e ancora: «Chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà anzi di più grandi»?”

Omraam Mikhael Aivanhov