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L’asino di Nastradine Hodja

“In un bel pomeriggio d’estate, Nastradine Hodja, salito sul suo asino, ritornava dalla città dove era andato a comperare qualche sacco di grano. Faceva caldo, ed egli si disse che una piccola siesta sarebbe stata così gradevole! L’idea di stendersi su un bel tappeto d’erba gli piacque talmente da dimenticarsi che circolavano certe voci a proposito di alcuni ladri che infestavano la regione.

Legò il suo asino ad un albero affinché non scappasse, e si addormentò. Quando si risvegliò, l’asino era sparito; restava solo la corda attaccata al tronco dell’albero. Allora si disse: «Se io non sono Nastradine Hodja (Nasreddin Hodja – ndr), ho guadagnato una corda. Ma se davvero sono Nastradine Hodja, ho perduto il mio asino». Perciò anche voi, se i ladri vengono ad impadronirsi di ciò che vi appartiene, mentre la vostra coscienza è addormentata, non vi resta altro che filosofare come Nastradine Hodja.

Ciò che addormenta la vigilanza è l’attrazione e il gusto per i piaceri. In effetti, come si può essere vigili quando si ha solo voglia di lasciarsi andare a ciò che è piacevole?

(Omraam Mikhael Aivanhov)

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