Con la primavera già inoltrata, in montagna, un Santo ed un eretico si sedettero all’ombra di un bel mandorlo in fiore, l’uno di fronte all’altro.

L’eretico poggiando a terra il suo bastone, iniziò a parlare.

“Dammi cinque buone ragioni per spiegarmi che Dio esiste ed io te ne darò altre cinque per dimostrarti il contrario.”

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Il Santo lo fissò dritto negli occhi, e dopo una breve riflessione parlò.

“Io credo. Credo in Dio perchè Egli si manifesta ogni attimo. Non ho bisogno di libri da leggere, io so che Egli esiste.

Il dono della vita demandato agli uomini per il suo trasmettersi con la creazione dei figli è la prima ragione perchè io creda.

La natura che nasce e rinasce ogni momento, il sole con la sua energia immutabile e infinita, e la notte che dà sollievo, le stelle luminose e lontanissime mi danno la misura di ciò che non si può misurare.

L’infinito, come il tempo, che mai smetterà di essere senza aver mai avuto inizio perchè esistito da sempre. Manda indietro un orologio.. mai smetterà di battere. Esso mi da la misura del Dio nella sua eternità, da sempre esistito e che sempre esisterà, come il tempo.

Non ti sembrano queste ragioni abbastanza per credere in lui?”

L’eretico alzò lo sguardo da terra e lo volse al cielo verso l’estate che spingeva le nubi.

“Il tempo per l’uomo ha una misura esatta, da quando nasce a quando muore. Non si pone il problema dell’eterno poichè lui sa soltanto che un giorno prossimo non esisterà più. Non sa se e dove e quando andrà perchè è un essere finito e come tale ha a cuore solo la vita.

Dove può stare un Dio misericordioso se la vita non risparmia nessuna sofferenza all’uomo?

Chi è questo Dio delle disgrazie, che dispensa povertà e fame, che regala a piene mani la sorte avversa ed il dolore.

I terremoti, le malattie, la fatica ed il sacrificio con nessuna ricompensa concreta se non la certezza di dover morire.

La felicità è fugace e le gioie effimere si spengono in un attimo.

L’immensa tristezza del distacco dalle persone amate, l’inutilità di ogni sforzo, la vanità debole che inganna gli occhi per colmare il vuoto interiore.

E questo è Dio? Non lo credo perchè non può esistere se non nei tuoi pensieri e solo per la tua paura dell’ignoto che ci attende.”

I due riposarono, a lungo, ed in silenzio.

L’albero aveva già perso tutte le foglie ed i suoi fiori. Era già autunno.

Il vecchio si alzò con fatica e scese la montagna avvolgendo il suo mantello scuro intorno al collo.

Sotto al mandorlo spoglio, rimase un vecchio specchio incrinato, appoggiato al tronco, in mezzo ad un letto di foglie già rosse.

L’inverno stava arrivando.

(Marcus Harhael)