Si deve capire l’utilizzo di base dei mantra, o sacre sillabe, secondo gli insegnamenti del buddismo. Il mantra non è affatto un incantesimo magico utilizzato al fine di ottenere poteri psichici a fini egoistici, come l’accumulo di ricchezza, il potere sugli altri e la distruzione dei nemici. Secondo la dottrina buddista, tutte le pratiche (di meditazione – ndr) tantriche, come le visualizzazioni, lo hatha-yoga qualsiasi altra pratica yogica, deve essere basata sul fondamentale insegnamento del Buddha.

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Ossia la comprensione dei quattro marchi dell’esistenza: l’impermanenza (anitya), la sofferenza (duhkha), il vuoto o vacuità (shunyata), e l’assenza di ego (anatman). Le divinità, nel buddismo, non sono esterne. In altre parole, sono aspetti della mente risvegliata, come il grande bodhisattva Avalokiteshvara che rappresenta l’aspetto compassionevole della natura di Buddha. Ci sono vari mantra, o sacre sillabe, collegate a questi grandi esseri, che contribuiscono a realizzare l’essenza della compassione, della saggezza o dell’energia.

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