Quando la consapevolezza diventa il centro del nostro, pur umile, percorso esistenziale, si trasforma ben presto in faro. Tutto ciò che illumina diventa pura coscienza e la spiritualità non sarà più un mediocre attributo di comodo o un segno distintivo di appartenenza religiosa, ma l’unico, genuino, modo di essere. Quando ci renderemo conto che non siamo solo dei semplici attori, tanto meno delle banali comparse, ma dei soggetti compartecipi di una peculiare, eccezionale, atipica, rara, preziosa, sovrastante energia, allora e solo allora sapremo cos’è il vero amore.

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«Qualsiasi tendenza o talento che produca isolamento, qualsiasi forma di auto-identificazione, per quanto stimolante possa essere, distorce l’espressione della sensibilità e crea insensibilità. La sensibilità viene offuscata quando si dà importanza al “me” e al “mio” – io dipingo, io scrivo, io invento. Solo quando siamo consapevoli di ogni movimento del nostro pensiero e dei nostri sentimenti nelle relazioni con le persone, con le cose e con la natura, la mente è aperta, flessibile, non intralciata da esigenze auto-protettive e desideri; e soltanto allora c’è sensibilità al brutto e al bello, non ostacolata dal sé.

La sensibilità alla bellezza e alla bruttezza non deriva dall’attaccamento, nasce con l’amore, quando non ci sono conflitti creati da noi stessi. Quando siamo poveri interiormente, indulgiamo in varie forme di esibizione esterna, con la ricchezza, il potere, i possessi. Quando i nostri cuori sono vuoti collezioniamo cose. Se ce lo possiamo permettere, ci circondiamo di oggetti che riteniamo belli, e siccome gli attribuiamo enorme importanza, siamo responsabili di molta infelicità e distruzione. Lo spirito acquisitivo non è amore per la bellezza, sorge dal desiderio di sicurezza ed essere sicuri significa essere insensibili.»

– Jiddu Krishnamurti –

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