“Govinda disse: “Ma ciò che tu chiami “cose”, è forse qualcosa di reale, di essenziale? Non è soltanto illusione di Maya, soltanto immagine e apparenza? La tua pietra, il tuo albero, il tuo fiume, sono forse realtà?”. “Anche questo” disse Siddharta “non mi preoccupa molto. Siano o non siano le cose soltanto apparenza, allora sono apparenza anch’io e quindi esse sono sempre miei simili. Questo è ciò che me le rende così care e rispettabili: sono miei simili.

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Per questo posso amarle. Ed eccoti ora una dottrina della quale riderai: l’amore, o Govinda, mi sembra di tutte la cosa principale. Penetrare il mondo, spiegarlo, disprezzarlo, può essere l’opera dei grandi filosofi. Ma a me importa solo di poter amare il mondo, non disprezzarlo, non odiare il mondo e me; a me importa solo di poter considerare il mondo, e me e tutti gli esseri, con amore ammirazione e rispetto”.

[ Da Siddharta, di Hermann Hesse ]

Siddharta è il romanzo più famoso di Hermann Hesse, che lo scrisse nel 1922. Da allora questo testo di ambientazione indiana ha avuto una straordinaria fortuna presso i lettori, anche giovani, che vedono nel protagonista il simbolo di chi è alla ricerca del significato dell’esistenza, non si ferma presso nessun maestro e segue vie proprie che alla fine lo conducono alla pace interiore di chi ha tutto visto e tutto superato, e che si esprime nel sorriso senza tempo del Buddha.

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