Category: racconti

Racconti per meditare che favoriscono la riflessione, l’introspezione e soprattutto la calma.

  • La storia di Maneki Neko

    Nel XVII secolo, c’era, a Tokio, capitale del Giappone, un tempio decadente; il sacerdote che lo custodiva e se ne occupava era molto povero, ma divideva i suoi pochi averi con il suo gattino Tama.
    Un giorno, un uomo importante e ricchissimo rimase sorpreso da un temporale mentre era a caccia vicino al tempio e si rifugiò sotto un albero molto grande che si trovava sempre là vicino, mentre aspettava che la tempesta finisse, l’uomo notò un gatto che lo invitava con miagolii e movimenti ad entrare nel tempio. Decise di lasciare il riparo dell’albero per dare un’occhiata più da vicino a quel gatto così insolito e strano, con comportamenti quasi umani. In quel momento, l’albero fu colpito da un fulmine e della corteccia e dei rami rimasero solo fuoco e cenere. (more…)

  • Io sono una moneta senza valore – Anthony De Mello

    C’era un vecchio sufi che si guadagnava da vivere vendendo un po’ di tutto. Egli dava l’impressione di non essere tanto intelligente, poiche’ spesso la gente lo pagava con monete false e lui le accettava senza protestare; oppure, dicevano di averlo pagato quando non era vero e lui si fidava della loro parola. (more…)

  • La guida dell’universo (leggenda)

    In principio, gli dei e le dee tennero un’elezione per stabilire chi fosse più adatto a guidare l’universo. Il primo candidato era Agnidevaputra, il Dio del Fuoco.” Io sono il più forte”, disse, “spetta a me il comando. Guardate il mio potere”. E non appena cominciò a cantare con voce potente, un immenso fuoco divampò dal centro dell’universo e iniziò a bruciare tutto. Le altre divinità tremarono di paura e tutte levarono la mano per eleggere Agnidevaputra. Tutte tranne Valahakedeputra, il Dio dell’Acqua. (more…)

  • Perchè gli uomini combattono? (storia indiana)

    “Nonno, perché gli uomini combattono?”

    Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma:
    “Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi.” (more…)

  • La leggenda del Ponte Arcobaleno

    Questa del Ponte dell’Arcobaleno è un antica leggenda che si tramanda dalle tribù degli Indiani d’America ed è dedicata a tutte le persone che soffrono per la morte di un loro caro amico e a tutti gli animali che sulla terra hanno amato gli uomini. E’ una favola bellissima e piena di tenerezza che ci fa sperare non solo che ci sia una vita al di là di quella che stiamo vivendo ora, ma soprattutto che ci sia una vita più serena e felice da condividere ancora con i nostri amici. La speranza quindi di riabbracciarli un giorno per percorrere con loro il cammino verso l’eterna felicità. (more…)

  • Il sapore della spada di Banzo (racconto zen)

    Matajuro Yagyu era il figlio di un famoso spadaccino. Suo padre, convinto che l’attitudine del figlio fosse troppo scarsa per fargli raggiungere la maestria, lo disconobbe. Così Matajuro andò sul Monte Futara e là trovò il famoso spadaccino Banzo. Ma Banzo confermò il giudizio del padre. «Tu vuoi imparare a maneggiare la spada sotto la mia guida?» domandò Banzo. «Ti mancano i requisiti indispensabili». (more…)

  • Dov’è l’anima?

    Nel Graal c’è questa leggenda: “C’era una volta un Re che era l’ultimo discendente dei Re che custodivano il Graal. A causa di una ferita delle gambe aveva difficoltà a camminare e passava il tempo pescando in un fiume vicino al suo castello, per questo lo chiamavano il re Pescatore o Re Ferito. (more…)

  • Valori – Kahlil Gibran

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    Una volta un uomo trovò nel suo campo una statua di marmo di estrema bellezza.

    La portò da un collezionista che amava tutte le cose belle, gliela offrì e questi la comprò a un prezzo molto alto. Poi si salutarono.

    Mentre tornava a casa con i soldi, l’uomo pensò tra sé: «Quanto vale questo denaro! Come si può dare così tanto per un pezzo di pietra scolpita, sepolta e dimenticata sotto terra per un migliaio d’anni?».

    Il collezionista osservava invece la statua pensando: «Che meraviglia, che vita! Che sogno! È ancora fresca, dopo un dolce sonno di mille anni. Come si può rinunciare a tutto questo per del denaro, arido e inanimato?».

    (Da: “Il Precursore”, Gibran Kahlil Gibran)

    – Kahlil Gibran – Macrolibrarsi
    – Kahlil Gibran – Amazon
    – https://it.wikipedia.org/wiki/Khalil_Gibran
    Fonte

  • La pietra filosofale – Yogananda

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    Un arrogante principe, accompagnato da un vasto seguito e da squilli di tromba e di corno, percorreva una giungla dell’Hindustan durante una battuta di caccia. Dopo aver catturato molti uccelli, cinghiali, agili cervi e crudeli tigri selvagge, il principe e il suo magnifico seguito si persero nell’oscuro ventre della giungla. Avevano cibo, ma erano senz’acqua. Galopparono freneticamente qua e là alla ricerca di qualche sorgente, ma non riuscirono a trovarne nessuna.

    Mentre la terrificante notte tropicale si avvicinava con i suoi sinistri pericoli, il principe e il suo corteo cavalcavano selvaggiamente in cerca di riparo. Infine, proprio mentre il sole stava silenziosamente svanendo, il principe si trovò all’improvviso di fronte a una piccola casetta fatiscente. Animato da un flebile raggio di speranza, spinse la porta ed entrò. All’interno era tutto oscuro, a eccezione di un pallido barlume di luce che faceva capolino da un foro nel tetto.

    Guardandosi attorno, il principe fu colto dalla disperazione al terribile pensiero che la casetta fosse deserta. Mentre era sul punto di uscire e di tornare sui suoi passi, mosso da un ultimo barlume di speranza, gridò: «C’è nessuno?». Con sua grande sorpresa, una voce calma e pacifica rispose: «Sono qui. Volete dell’acqua?». Il principe rimase meravigliato che questo Essere conoscesse i suoi pensieri prima ancora di averlo incontrato.

    Il principe e il suo seguito, colmi di gioia, furono accolti con acqua e frutta dal sant’uomo che viveva in quel solitario ritiro nella giungla. «Chi siete?» gli chiese il principe. «Sono solo un povero, vecchio eremita» fu la risposta. «Non avete paura delle tigri e dei serpenti?» chiese nuovamente il principe. «Oh, no, le tigri sono i miei gattini e i cobra mi tengono compagnia. Siamo amici e godiamo insieme del sole dell’Amore, che risplende in ogni cosa».

    Guardando meglio l’eremita, il principe fu sbalordito nel vedere due cobra che gli pendevano dal collo come una ghirlanda; quando si avvicinò per vederli meglio, essi presero a sibilare e a sollevare il cappuccio, pronti a esprimere la loro collera all’avvicinarsi di vibrazioni sbagliate, poiché percepivano la paura e lo spirito vendicativo celati nel cuore del principe.
    Proprio in quel momento scoppiò il panico tra i seguaci del principe, poiché un’enorme tigre reale del Bengala entrò nella casetta e si sedette pacifica ai piedi dell’eremita; dopo aver ricevuto la sua dose di coccole, la bestia si ritirò nuovamente nell’oscurità della foresta.

    Ancora più sbalordito, l’arrogante principe pensò: «Questo canuto eremita sembra buono e gentile, e ci ha salvati dalle bestie feroci e dalla sete lancinante, quindi voglio renderlo ricco e prospero». Trasformando la sua idea in parole, egli disse: «Anziano eremita, il vostro volto risplende di gentilezza e sincerità. Apprezzo tutto quello che avete fatto e desidero confidarvi un segreto che vi farà diventare molto ricco; è un segreto che rivelerò per la prima volta, soltanto a voi».

    Detto questo, il principe estrasse dalle pieghe della veste una pietra filosofale e si rivolse nuovamente all’eremita: «Vi affido per un anno questa pietra filosofale che appartiene alla mia famiglia, affinché possiate diventare ricco. È stata donata a mio padre da un grande mistico alchimista e ha il potere di convertire in oro qualsiasi cosa tocchi. Usatela ogni giorno, per un anno, per trasformare in oro tutte le pietre e le rocce, e costruitevi un palazzo d’oro in questo luogo. Poi tornerò a farvi visita e a riprendere la mia preziosa pietra filosofale, che mi sta a cuore più della vita stessa. Mi raccomando, non perdetela!».

    L’eremita non voleva accettare questa responsabilità, ma le accorate e insistenti proteste del principe lo convinsero a farlo. Il principe vide il vecchio infilare con noncuranza la pietra sotto la sottile fascia di stoffa che portava attorno ai fianchi. (Molte persone in India tengono lì il loro denaro, al sicuro dai borseggiatori.)

    Dopo un anno il principe tornò con il suo seguito alla casetta dell’eremita, aspettandosi di trovare un palazzo. Rimase inorridito nel trovare lo stesso edificio, ancora più fatiscente. Smontò da cavallo e si precipitò in casa, gridando: «Eremita, siete ancora vivo?». Una voce sonora e profonda rispose: «Oh, sì, principe. Benvenuto nella mia umile dimora».

    Senza perdere tempo in cerimoniali, il principe esclamò: «Che cosa è successo? Che ne avete fatto della mia pietra filosofale? Perché non l’avete usata per diventare ricco?». L’eremita si grattò la testa e rispose: «Perché mai avrei dovuto ricordarmi di una pietra? Io non desidero diventare più ricco». Il principe, fuori di sé dalla collera e dal terrore, chiese: «Non ricordate la pietra filosofale che vi siete infilato sotto la fascia un anno fa? Che cosa ne avete fatto?».
    «Oh, sì, ora ricordo quella vostra pietra preziosa. Ero immerso profondamente nel pensiero dello Spirito e sono andato a bagnarmi nel fiume: deve essermi caduta allora».

    Nell’udire queste parole, il principe si mise a piangere. «Ho perso tutto» esclamò, e cadde svenuto. L’eremita gli fece riprendere i sensi spruzzandogli dell’acqua fredda sul viso. I seguaci del principe chiesero la morte di quello «sbadato ladro eremita», come lo definirono. L’eremita rise e disse: «Uomo dalla testa d’Idra, non sapevo che ti saresti disperato tanto per una pietra. Vieni con me al fiume e lascia che te la cerchi».

    Il principe rispose con scherno: «Certo, cercare la pietra dopo che è caduta nella corrente del fiume un anno fa!». L’eremita, senza lasciarsi scoraggiare, comandò con voce tonante: «Principe, e tutti voi, venite. Non create ancora più subbuglio finché non avremo cercato nel letto del fiume».

    Incantati da uno strano magnetismo, il principe e il suo seguito, in completo silenzio, seguirono l’eremita fino al fiume. Allora il vecchio chiese al principe di tirar fuori il suo fazzoletto, di tenerlo aperto con le mani e di immergerlo nell’acqua del fiume, gridando: «O Principe dell’Universo, Creatore di tutte le pietre preziose, restituiscimi la mia pietra filosofale!».

    Quando il principe estrasse il fazzoletto dall’acqua, vi trovò alcune dozzine di pietre filosofali esattamente uguali a quella che aveva perduto. Incredulo e sbalordito, scoprì che ognuna di esse poteva trasformare i sassi della riva in oro.

    Allora il principe legò tutte le pietre filosofali nel suo fazzoletto e le gettò nuovamente nel fiume. L’eremita e i cortigiani urlarono: «Perché mai l’avete fatto?». Il principe si girò verso il santo, cadde ai suoi piedi con le mani giunte e gli disse: «Venerabile santo, voglio avere quello che avete voi, che vi fa considerare le pietre filosofali dei ciottoli insignificanti».

    Così il principe lasciò il suo regno per acquisire l’imperituro Regno dello Spirito.

    (Da: “Piccole, grandi storie del Maestro”, Paramhansa Yogananda)

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    – Paramahansa Yogananda su Macrolibrarsi
    – Paramahansa Yogananda su Wikipedia
    – Aforismi di Yogananda
    – Self-Realization Fellowship
    – Fonte

  • Il vero amore

    Il vero amore

    Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo … di un’ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00. Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un’ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.

    Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L’anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. 

    Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall’Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po’ tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni. Ne fui sorpreso, e gli chiesi: “E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei?” 

    L’uomo sorrise e mi battè la mano sulla spalla dicendo: “Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei.” Dovetti trattenere le lacrime… Avevo la pelle d’oca e pensai: “Questo è il genere di amore che voglio nella mia vita.”

    Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.

    Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. Spero condividerai questo messaggio con qualcuno cui vuoi bene, io l’ho appena fatto.

    La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.

    Sii più gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia.

    (Dal web)