Tag: cultura

  • Il discorso tipico dello schiavo – Silvano Agosti

    Uno degli aspetti più micidiali dell’attuale cultura, è di far credere che sia l’unica cultura, invece è semplicemente la peggiore.

    Bèh, gli esempi sono nel cuore di ognuno… per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare. (more…)

  • Qualità – Lev Tolstoj

    Una delle superstizioni più frequenti e diffuse è che ogni uomo abbia solo certe qualità definite, che ci sia l’uomo buono, cattivo, intelligente, stupido, energico, apatico, eccetera. Ma gli uomini non sono così. Possiamo dire di un uomo che è più spesso buono che cattivo, più spesso intelligente che stupido, più spesso energico che apatico, e viceversa: ma non sarebbe la verità se dicessimo di un uomo che è buono o intelligente, e di un altro che è cattivo, o stupido. (more…)

  • Ascolta il fanciullino che è dentro di te – G. Pascoli

    Che significa esser divenuti adulti, superar ciò che fummo o rinnegarlo del tutto? Le età dello spirito si susseguono senza lasciar traccia. Ma la scia dei ricordi che si contrappone a quella della dimenticanza è come un’impronta indelebile. Una “meditazione” – in senso lato – sul recondito … (more…)

  • Al compagno Sole Invitto

    Anche l’imperatore Costantino sarebbe stato un cultore del Dio Sole, in qualità di Pontifex Maximus dei romani. Egli, infatti, raffigurò il Sol Invictus sulla sua monetazione ufficiale, con l’iscrizione SOLI INVICTO COMITI, “Al compagno Sole Invitto”, definendo quindi il dio come un compagno dell’imperatore. (more…)

  • Mi hai lasciato, te ne sei andata per la tua strada – R. Tagore

    Pensavo che ti avrei pianto e avrei conservato nel cuore la tua solitaria immagine, scolpita in una canzone dorata. Ma, ahimè, il tempo fugge. La gioventù passa presto, i giorni di primavera trascorrono rapidi, i fragili fiori muoiono in un soffio e il saggio mi avverte che la vita non è che una goccia di rugiada su una foglia di loto. (more…)

  • Alessandro Baricco – Novecento

    Tutta quella città, non si riusciva a vederne la fine… la fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello su quella scaletta, e io ero grande, con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.
    Non è quello che vidi che mi fermò, Max… è quello che non vidi. Puoi capirlo. Quello che non vidi… in tutta quella sterminata città c’era tutto, tranne la fine. C’era tutto! Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello, la fine del mondo. (more…)

  • Sempre se stessi – Lev Tolstoj

    Una delle superstizioni più frequenti e diffuse è che ogni uomo abbia solo certe qualità definite, che ci sia l’uomo buono, cattivo, intelligente, stupido, energico, apatico, eccetera. Ma gli uomini non sono così. (more…)

  • Da mio padre, di Marco Aurelio

    Più che l’abbozzo di un politico perfetto sembra uno specchietto per aspiranti allodole. Chi non può non riconoscere nello straordinario profilo tracciato da Marco Aurelio l’esatto contrario di taluni tra gli immeritevoli carrieristi leader nostrani?

    “L’indole mite e la fedeltà incrollabile alle decisioni attentamente meditate; il rifiuto di ogni vanagloria per i cosiddetti onori; l’amore per il lavoro e la tenacia; la disponibilità ad ascoltare chi ha da proporre qualcosa di utile alla collettività; l’atteggiamento inflessibile nell’attribuire a ciascuno secondo il merito; l’esperienza nel vedere dove occorra tirare, dove invece allentare; (more…)

  • Cosa vale l’ubbidienza comprata con il pane?

    Nel 1600 Cristo ritorna su questa Terra a Siviglia, durante la Grande Inquisizione e i roghi degli eretici. Un cardinale lo fa arrestare e lo accusa di tradimento perché ha condannato l’uomo all’infelicità quando il diavolo lo tentò nel deserto. (more…)

  • Possibilità di guarigione … – (attribuito a Ippocrate)

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    [La gente] dovrebbe sapere che è dal cervello e solo dal cervello che in noi si originano i piaceri, le gioie, le risa e gli scherzi come anche le pene, i dolori, i lutti e le lacrime. E tramite il cervello, in particolare, che pensiamo, vediamo, sentiamo e distinguiamo il brutto dal bello, il cattivo dal buono, il piacevole dallo spiacevole. […] E sempre il cervello che ci rende pazzi o ci fa delirare, che ci ispira terrori e paure di giorno come di notte, che ci toglie il sonno, ci fa fare errori inopportuni, ci dà ansie senza ragione, ci rende assenti o ci fa agire in modo contrario all’usuale. Quiesti patimenti provengono dal cervello quando non è in buona salute, ma si fa anormalmente caldo o freddo o umido o secco oppure soffre di qualche altra affezione innaturale, alla quale non era abituato. La follia dipende dall’umidità che vi si trova: quando il cervello è più umido della norma non può fare a meno di muoversi, e quando si muove né la vista né l’udito restano fermi ma vediamo e sentiamo ora una cosa ora l’altra, e la lingua parla in accordo con le cose che la persona vede e sente di volta in volta. Finché il cervello è tranquillo, però, l’essere umano può pensare in maniera appropriata.

    (Attribuito a Ippocrate – v secolo a.C. – da: Eric Kandel e James Schwarz, Principles of Neurtil Science, 1985)

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