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  • L’intelletto non può risolvere i nostri problemi – Jiddu Krishnamurti

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    La maggior parte di noi non prova alcun interesse per questo straordinario universo che ci circonda; non vediamo Il tremolio delle foglie mosse dal vento, non guardiamo il filo d’erba, non lo tocchiamo con le nostre mani per sentire la qualità del suo essere. Non sto facendo della poesia, perciò, vi prego, non lasciatevi prendere dal sentimentalismo e dall’immaginazione.

    Dico che è essenziale sentire profondamente, intensamente la vita; non serve mettersi a discutere, a studiare per superare degli esami; non serve fare citazioni per poi stroncarle, dicendo che non contengono nulla di nuovo. L’intelletto non è la via da percorrere per risolvere i nostri problemi; non potrà mai nutrirci con un cibo che non si corrompe. L’intelletto potrà ragionare, discutere, analizzare, trarre conclusioni, ma sarà sempre limitato perché proviene dal nostro condizionamento.

    La sensibilità è un’altra cosa, non ha nulla a che fare col condizionamento; vi conduce fuori dal campo dove dominano la paura e l’angoscia… Noi passiamo anni della nostra vita a coltivare l’intelletto, che ci serve per discutere, controbattere, lottare; così non guardiamo mai questo mondo straordinariamente bello, questa terra meravigliosamente ricca. Non sto parlando di Bombay o del Punjab, della Russia o dell’ America: sto parlando di tutta la terra, di questa terra che è nostra, vostra e mia. Questo e un fatto, non è sciocco sentimentalismo. Ma sfortunatamente, a causa della nostra meschinità, del nostro provincialismo,l’abbiamo divisa. E sappiamo anche il perché: è una questione di sicurezza, per difendere ed espandere il nostro lavoro. Il gioco della politica si è esteso in tutto il mondo e ormai non sappiamo più che cos’è un essere umano; ci siamo dimenticati di come si fa a vivere con gioia su questa terra, che è nostra, traendone qualcosa che abbia senso.

    – Jiddu Krishnamurti –

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    – https://it.wikipedia.org/wiki/Jiddu_Krishnamurti
    – https://it.krishnamurti-teachings.info
    – Aforismi di Jiddu Krishnamurti su Meditare.it
    – jkrishnamurti.org

  • Calmo e attento come una ranocchia – Eline Snel

    “La rana rimane ferma e respira. Risparmia le energie e non si lascia trascinare da tutte le idee che le passano per la testa. La pancia si solleva e si abbassa, si gonfia un po’ e poi si sgonfia. Se può farlo una rana puoi farlo anche tu.” (more…)

  • “Che cos’è la retta attenzione?” – Parole del Buddha

    Buddha

    Ora, che cos’è la retta attenzione? [… ] Il discepolo è attentamente cosciente del suo andare e venire; attentamente cosciente del guardare avanti e indietro, attentamente cosciente mentre si china o distende qualsiasi parte del corpo; attentamente cosciente nel mangiare, nel bere, nel masticare e nell’assaporare; attentamente cosciente nello scaricare escrementi ed urina; attentamente cosciente nel camminare, nel levarsi in piedi, nello star seduto, nell’addormentarsi e nel risvegliarsi; attentamente cosciente nel parlare e nel restare in silenzio.

    (Digha Nikāya, 22)

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  • Poteri psichici – Aivanhov

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    «Possedere poteri psichici non deve mai essere un obiettivo. Esercitandosi, molte persone possono svilupparne alcuni. Da parte vostra, preoccupatevi anzitutto di acquisire la più grande padronanza di voi stessi, in modo da rispettare – qualunque cosa accada – le regole del disinteresse e della purezza, le sole che permettono di entrare in contatto con le entità e le forze luminose della natura.

    Il mio dovere è mettere in guardia tutti coloro che, senza avere studiato a fondo e senza aver acquisito un grande dominio di sé, pretendono di aiutare gli altri mediante la chiaroveggenza e la divinazione, o curarne i disturbi fisici e psichici con il magnetismo, l’imposizione delle mani e così via. Solo a pochissimi è dato di avere accesso al mondo invisibile per leggervi, senza rischio di errore, il passato, il presente e il futuro, o per entrare in contatto con le forze e le entità psichiche, spirituali, allo scopo di aiutare gli altri. Perché? Perché, per lavorare con quelle forze e quelle entità, sono necessarie qualità ancora più difficili da acquisire di quelle che ci permettono di agire sul piano fisico.»

    (Omraam Mikhael Aivanhov)

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    – Aivanhov su macrolibrarsi
    – Aivanhov su Wikipedia
    – Prosveta pubblica le opere d’Aivanhov

  • The Moon – Taimane (Playing For Change – Live Outside)

    Playing For Change logo

    Girato nel bellissimo Kualoa Ranch di Oah’u, Hawai’i, questo video di Live Outside presenta Taimane che esegue la sua composizione originale, “The Moon”, insieme a Windy Weather (violino) e Jasmine ‘Jazzy’ Skurtu (chitarra). “Essere nata e cresciuta alle Hawai, è difficile non essere ispirata dalla natura che mi circonda”, condivide Taimane. “Questa canzone mi è venuta in mente una notte mentre stavo sdraiata nel mio cortile con il mio cane, guardando la luna, chiedendomi cosa doveva provare. Ho fatto del mio meglio per personificare la sua essenza, … “Lascia che quest’ammaliante melodia ti porti sulla luna e oltre con un cuore pieno di pace.

    Playing For Change (PFC) è un movimento creato per ispirare e connettere il mondo attraverso la musica, nato dalla convinzione condivisa che la musica abbia il potere di abbattere i confini e superare le distanze tra le persone. L’obiettivo principale di PFC è quello di registrare e filmare i musicisti mentre si esibiscono nei loro ambienti naturali e combinare i loro talenti e il loro potere culturale in video innovativi chiamati Songs Around The World.

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    – https://www.facebook.com/taimanegardner

  • La nascita dell’emozione – Eckhart Tolle

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    In aggiunta al movimento del pensiero, sebbene non separata completamente da questo, vi è un’altra dimensione dell’ego: l’emozione.

    Questo non vuol dire che ogni pensiero e ogni emozione appartengano all’ego. Diventano dell’ego solo quando vi identificate con essi facendovi sopraffare completamente, che è come dire, quando diventano l’io.

    L’organismo fisico, il vostro corpo, ha una sua propria intelligenza, come qualsiasi organismo di ogni altra forma di vita. E quest’intelligenza reagisce a quello che dice la vostra mente, reagisce ai vostri pensieri. Così l’emozione è la reazione del corpo alla mente.

    L’intelligenza del corpo è naturalmente una parte inseparabile dell’intelligenza universale, una delle sue innumerevoli manifestazioni. Dà una coesione temporanea agli atomi e alle molecole che compongono il vostro organismo fisico. È il principio organizzatore che sta dietro al lavoro di tutti gli organi del corpo, la conversione dell’ossigeno e del cibo in energia, il battito del cuore e la circolazione del sangue, il sistema immunitario che protegge il corpo dagli invasori, la trasmissione di input sensoriali in impulsi nervosi che sono inviati al cervello, lì decodificati e rimessi insieme in una immagine interiore coerente della realtà esterna. Tutto questo, come migliaia di altre funzioni che accadono simultaneamente, è coordinato perfettamente da quella intelligenza.

    Voi non siete al comando del vostro corpo, lo è l’intelligenza, che si incarica anche delle risposte dell’organismo al suo ambiente.
    Questo è vero per ogni forma di vita. È la stessa intelligenza che ha portato le piante ad assumere una forma fisica e che poi si è manifestata come fiore che nasce dalla pianta, il fiore che apre i suoi petali al mattino per ricevere i raggi del sole e li richiude alla sera. È la stessa intelligenza che si manifesta come Gaia, il complesso essere vivente che è il pianeta Terra.

    Questa intelligenza fa sì che l’organismo abbia delle reazioni istintive a ogni minaccia o sfida.

    Produce negli animali delle risposte che appaiono simili a emozioni umane: rabbia, paura, piacere. Queste risposte istintive si possono considerare forme primordiali di emozione. In certe situazioni, gli esseri umani sperimentano risposte istintive allo stesso modo degli animali. Di fronte al pericolo, quando la sopravvivenza dell’organismo è minacciata, il cuore batte più velocemente, i muscoli si contraggono, il respiro accelera in preparazione alla lotta o alla fuga. È la paura primordiale. Quando l’essere viene messo alle strette, un improvviso flusso di intensa energia dà una forza al corpo che prima non aveva. È la rabbia primordiale.

    Queste risposte istintive appaiono simili alle emozioni, ma non sono emozioni nel vero senso della parola. La differenza fondamentale è questa: una risposta istintiva è la risposta diretta del corpo a una situazione esterna. Un’emozione, invece, è la risposta del corpo a un pensiero.

    Indirettamente un’emozione può essere anche una risposta a una situazione attuale o a un evento, ma sarà una risposta a un evento vista attraverso il filtro dell’interpretazione mentale, il filtro del pensiero, cioè attraverso il concetto mentale di buono o cattivo, mi piace o non mi piace, me e mio.

    Per esempio, è probabile che non sentiate nessuna emozione quando vi dicono che l’auto di qualcuno è stata rubata, ma quando l’auto è la vostra, probabilmente ne sarete sconvolti. È incredibile quanta emozione può generare un piccolo concetto mentale come “mio”.

    Sebbene il corpo sia molto intelligente, non può dire la differenza tra una situazione attuale e un pensiero. Reagisce a qualsiasi pensiero come fosse una realtà. Non sa che è solo un pensiero.

    Per il corpo, una preoccupazione, un ricordo pauroso significano che è in pericolo ed esso risponde di conseguenza, anche se è notte e siete in un letto caldo e confortevole. Il cuore batte più forte, i muscoli si contraggono, il respiro accelera. Vi è un crescendo di energia, ma poiché il pericolo è solo una finzione mentale, l’energia non ha sfogo. Parte di essa è rimandata alla mente e genera pensieri ancora più ansiosi. Il resto dell’energia diventa tossico e interferisce con il funzionamento armonioso del corpo.

    (Da: Un nuovo mondo – Eckhart Tolle)

    – Eckhart Tolle – Amazon
    – Eckhart Tolle su Macrolibrarsi.it
    – https://it.wikipedia.org/wiki/Eckhart_Tolle
    – Fonte

  • Se fossi il Presidente

    Se fossi un Capo di Stato, un Presidente della Repubblica, un Premier, tanto per intenderci un Mattarella, e dovessi governare o, nello specifico, indirizzare, per lo meno moralmente, le scelte di un esecutivo se non del Parlamento, come mi comporterei sapendo che nella mia società esistono sperequazioni così gravi da rasentare il parossismo della disperazione? (more…)

  • Il Governo del Dio Mercato

    Il peggiore tra i governi possibili il cui solo obbiettivo sembra essere, ironia della propaganda politica, la maggiore disuguaglianza possibile. Che si nasconde dietro le parole cadenzate e pressoché ripetitive del Presidente della Repubblica di turno quando sostiene che sarebbero in pericolo i risparmi degli italiani?  (more…)

  • Cosa vale l’ubbidienza comprata con il pane?

    Nel 1600 Cristo ritorna su questa Terra a Siviglia, durante la Grande Inquisizione e i roghi degli eretici. Un cardinale lo fa arrestare e lo accusa di tradimento perché ha condannato l’uomo all’infelicità quando il diavolo lo tentò nel deserto. (more…)

  • La pratica come percorso – Jon Kabat-Zinn

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    Nel mezzo del cammin di nostra vita
    Mi ritrovai per una selva oscura
    Ché la diritta via era smarrita.

    DANTE ALIGHIERI, La Divina Commedia

    La metafora del viaggio è usata in tutte le culture per descrivere la vita e la ricerca del suo significato.
    In Oriente il termine Tao, «Via» o «Percorso» in cinese, è inteso in questo senso.
    Nel buddismo la pratica meditativa è solitamente descritta come un cammino, il percorso della consapevolezza, della corretta comprensione, della ruota della verità (dharma).

    Tao e dharma significano anche lo stato delle cose, la legge che regola l’esistente e il non esistente.
    Ogni avvenimento, da noi superficialmente giudicato positivo o negativo, è essenzialmente in armonia col Tao.
    Spetta a noi imparare a discernere l’insita armonia, vivere e decidere in conformità.

    Ma spesso non è esattamente chiaro quale sia il percorso giusto, il che lascia ampio spazio al libero arbitrio e all’azione motivata, come pure a tensioni e controversie, per tacere del sentirsi completamente sperduti.

    Quando pratichiamo la meditazione, in realtà riconosciamo che in quel momento stiamo percorrendo il cammino della vita, in questo e in ogni momento che viviamo.
    È più corretto interpretare la meditazione come «modalità» che come tecnica.
    È un Modo di Essere, un Modo di Vivere, un Modo di Ascoltare, un Modo di Percorrere il cammino della vita, in armonia con le cose così come sono.

    Questo vuol dire ammettere in parte che a volte, spesso in momenti assai decisivi, non si ha veramente idea di dove si stia andando o persino di quale sia il cammino.
    Nel contempo è possibile saper bene dove ci si trova (anche se significa consapevolezza di essere sperduti, confusi, arrabbiati o disperati).
    D’altro canto accade sovente di nutrire la forte convinzione di sapere dove si va, in particolare se spinti da ambizioni egoistiche e da desideri smodati.
    Esiste una cecità dovuta a progetti personali che ci fa credere di sapere, mentre in realtà sappiamo meno di quanto pensiamo.

    «L’acqua della vita», una fiaba dei fratelli Grimm, ci presenta il solito terzetto di fratelli, tutti principi.
    I due maggiori sono gretti ed egoisti, il più giovane gentile e altruista.
    Quando il padre, il re, è in punto di morte, un vecchio apparso misteriosamente nel giardino chiede il motivo del loro dolore e, presa conoscenza della situazione, suggerisce di ricorrere all’acqua della vita. «Se il re ne berrà potrà guarire, ma è difficile trovarla.»
    Ottiene licenza di partire per primo alla ricerca dell’acqua il fratello maggiore, che cova la segreta speranza di acquistare merito e divenire re a propria volta.
    Dopo aver percorso un breve tratto a cavallo incontra uno gnomo seduto sul ciglio della strada, che gli chiede il motivo di tanta fretta; infastidito, il principe lo tratta con disprezzo e condiscendenza, ordinandogli di farsi da parte.
    Naturalmente si presume che il principe conosca la strada poiché sa cosa sta cercando. Non è così.
    Ma lui non sa frenare la propria arroganza e ignora i molti modi in cui i casi della vita possono svolgersi o evolvere.

    Naturalmente, nelle fiabe lo gnomo non è un personaggio in sé, ma simboleggia le qualità più eccelse dell’anima.
    In questo caso, il fratello egoista è incapace di rivolgersi con cortesia e saggezza alle proprie risorse interiori di forza e sensibilità.
    Offeso dalla sua arroganza, lo gnomo fa in modo che il cammino del principe porti in una stretta gola, a tal punto inestricabile, che il giovane non riesce più a procedere o a invertire la direzione; in breve, rimane bloccato, mentre la fiaba continua.

    Quando non vede tornare il primogenito, il secondo fratello si mette in viaggio, incontra lo gnomo, lo tratta allo stesso modo e finisce immobilizzato a propria volta.

    Poiché i fratelli rappresentano parti diverse della stessa personalità, si potrebbe dire che ci sono individui che non imparano mai.

    Dopo qualche tempo anche il fratello minore parte alla ricerca dell’acqua della vita. Quando incontra lo gnomo che gli chiede dove va con tanta fretta, a differenza dei fratelli, si ferma, smonta da cavallo, dice allo gnomo che il padre è gravemente ammalato e che lui è in cerca dell’acqua della vita, ammettendo di non sapere dove trovarla o quale direzione prendere. Naturalmente lo gnomo risponde: «Oh! So dove si trova» e gli fornisce le indicazioni necessarie, piuttosto complicate a dire il vero. Il giovane lo ascolta attentamente e ricorda quanto gli viene detto.

    Questa fiaba riccamente costruita presenta numerosi capovolgimenti che lascio alla curiosità del lettore se vorrà esplorarli.
    Il punto fondamentale, in questa sede, è che talvolta conviene ammettere di non sapere quale strada imboccare e accettare aiuto dalle fonti più inattese. In questo modo si mettono a propria disposizione le energie e alleati interiori ed esterni costituiti dalla propria stessa sensibilità e dal proprio altruismo.

    Ovviamente anche i fratelli egoisti sono aspetti interni della psiche.
    Il messaggio è che farsi catturare dalle normali tendenze umane all’egocentrismo e all’arroganza, ignorando il più vasto ordine delle cose, alla fine vi condurrà a un punto morto in cui sarete incapaci sia di procedere oltre, che di tornare indietro.

    La morale della fiaba è che con simili atteggiamenti non troverete mai l’acqua della vita e rimarrete bloccati, potenzialmente per sempre.

    Diventare consapevoli significa onorare e prestare attenzione alla nostra energia corrispondente alla figura dello gnomo, anziché gettarsi a capofitto in qualsiasi situazione con una mentalità dolorosamente dissociata da gran parte del nostro essere, pilotata da meschine ambizioni e dalle lusinghe di vantaggi personali.

    La fiaba insegna che possiamo muoverci bene solo procedendo con la consapevolezza dello stato delle cose, compresa la disponibilità ad ammettere di non sapere dove si stia andando.

    Il fratello minore dovrà fare molta strada prima di poter dire che ha compreso perfettamente la situazione (rispetto ai suoi stessi fratelli, per esempio).
    Subirà dolorose lezioni di menzogne e tradimenti, pagando un prezzo elevato per la sua ingenuità prima di entrare finalmente in possesso dell’intero arco delle sue energie e conoscenze, simbolizzato dalla cavalcata finale lungo una strada pavimentata d’oro per recarsi a sposare la principessa (della quale non ho parlato) e farsi incoronare re –ormai uomo fatto con un regno suo, non del padre.

    PROVA:
    incominciate da oggi a considerare la vita come un viaggio e un’avventura. Dove andate?
    Cosa cercate?
    Dove siete ora?
    A quale punto del viaggio siete arrivato?
    Come intitolereste il capitolo del libro della vostra vita che state vivendo attualmente?
    Siete in qualche modo a un punto? Potete essere pienamente aperti a tutte le energie a vostra disposizione a questo punto?

    Notate che questo viaggio è unicamente vostro, di nessun altro. È il vostro cammino. Non potete imitare quello altrui ed essere sinceri con voi stessi.

    Siete preparati a fare onore alla vostra incapacità in questo modo?
    Potete considerare l’impegno nella pratica meditativa come parte integrante di questo modo di essere? Potreste impegnarvi a illuminare il vostro cammino con la consapevolezza e l’attenzione?
    Riuscite a individuare situazioni in cui potreste trovarvi facilmente inibiti o che hanno avuto questo effetto su di voi in passato?

    (Da: Dovunque tu vada, ci sei già. Una guida alla meditazione – Jon Kabat-Zinn)

    – Jon Kabat-Zinn – Macrolibrarsi
    – Jon Kabat-Zinn – Amazon
    – https://it.wikipedia.org/wiki/Jon_Kabat-Zinn
    – https://it.wikipedia.org/wiki/Mindfulness
    – Fonte