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  • Come capiamo che cosa è «retto»? – Thich Nhat Hanh

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    Che cosa intendiamo con «retto»? Tutti desiderano il retto pensiero, ma che cos’è? Abbiamo bisogno di respirare consapevolmente, restare seduti consapevolmente e riflettere consapevolmente per evocare il retto pensiero e la retta parola.

    Dev’essere davvero retto pensiero, perché può succedere che consideriamo retto il nostro pensiero quando invece è erroneo. Durante la seconda guerra mondiale la decisione di sganciare la bomba atomica fu ritenuta retto pensiero, ma lo era?

    Come dovremmo pensare perché il nostro pensiero sia retto? Che cos’è la retta parola? Quale tipo di eloquio rende le nostre parole retta parola?

    Con «retto» il Buddha intendeva morale ed etico. Moralità ed etica possono rappresentare un codice di condotta che ci piacerebbe accettare e seguire. Ci sono cinque insiemi di criteri che possono aiutarci a stabilire se qualcosa è retto o erroneo.
     

    1) Sofferenza e felicità

    Il primo insieme di criteri per determinare retto e sbagliato considera se una determinata cosa arreca sofferenza o felicità. Qualsiasi cosa arrechi sofferenza è sbagliata, qualsiasi cosa possa arrecare felicità è giusta.

    Per usare questo insieme di criteri, dukkha e sukha, dobbiamo tuttavia ricordare che c’è differenza tra sofferenza e dolore, perché il dolore può essere inevitabile, ma ciò non significa che dobbiamo soffrire.
    Per esempio, la separazione può essere dolorosa, ma se sei animato da un forte ideale, da una forte vocazione o aspirazione, puoi accettare la separazione allo scopo di realizzare la tua aspirazione.

    Quando Siddharta se ne andò da casa dovette lasciare la moglie, il figlio, la famiglia, tutto, per accettare l’ardua vita di un asceta.

    Potresti riuscire ad accettare di lasciare la famiglia e il comfort della vita quotidiana per impegnarti in un tipo di esistenza più difficile perché vuoi realizzare qualcosa di importante. Questo allevierà il dolore della separazione. C’è separazione, ma non c’è sofferenza.

    La sofferenza non è cosa semplice. A volte il dolore è solo dolore e, quando riesci ad accettarlo, non soffri. Quindi deve esserci qualche differenza tra dolore o mancanza di comfort da una parte e sofferenza dall’altra.

    Nemmeno la felicità è sempre una cosa semplice. C’è differenza tra felicità e piacere proprio come c’è differenza tra dolore e sofferenza. Molti di noi considerano il piacere felicità.

    Se ti inietti nel corpo una dose di eroina provi piacere. Alcuni di noi si sentono molto felici bevendo parecchio alcol. C’è una sensazione di piacere, ma è davvero felicità? Quindi il piacere può essere diverso dalla felicità. Ci sono tipi di piacere che sembrano felicità, ecco perché dobbiamo guardare più a fondo. Il dolore non è esattamente sofferenza, non lo si può identificare con essa. E il piacere è diverso dalla felicità, non è esattamente la stessa cosa.

    Immagina di amare il trekking e di praticarlo per un giorno intero. Continui a salire, ti senti accaldato e ti riempi di graffi. Dai l’impressione di soffrire, mentre ti dedichi a questa attività. Ci sono persone che preferiscono rimanere in casa a guardare la televisione, invece di fare trekking. Ma se ti stai arrampicando e stai gustando l’essere in montagna, quando pensi alle persone sedute nel proprio soggiorno a guardare la tv, un programma dopo l’altro, forse provi compassione per loro. Quindi chi è felice, chi fa trekking o chi guarda la televisione? Dipende.

    Alcuni considerano sgradevole l’andare a scuola, e soffrono. Ma ci sono bambini e giovani che amano studiare e trovano la felicità nei propri studi. Quindi il fatto che frequentare la scuola sia dukkha o sukha dipende da te. È molto difficile utilizzare questo criterio di felicità o sofferenza per stabilire se andare a scuola sia giusto o sbagliato, quindi tale insieme di criteri non è sufficiente.
     

    2) Benefico e non benefico

    Si potrebbe pensare che le Quattro Nobili Verità affermino che ogni cosa che porta alla sofferenza è sbagliata mentre tutto quello che porta alla cessazione della sofferenza è giusto.

    Ma dobbiamo guardare più a fondo nella natura della felicità e della sofferenza per capire meglio. Ecco perché abbiamo un altro insieme di criteri, chiamato «benefico e non benefico» o ciò che arreca benessere contrapposto a ciò che è nocivo.

    Qualsiasi cosa sia benefica per te, la tua salute, la tua comprensione o il tuo apprendimento è positiva. E ciò che non è benefico è cattivo, sbagliato. Ottenere un’istruzione è benefico. Questo secondo insieme di criteri potrebbe quindi supportare l’andare a scuola e l’imparare. Quando bevi alcol ottieni piacere, ma sai che berne troppo ti nuocerà, non è benefico. Quindi questo insieme di criteri può aiutarti a vedere con più chiarezza.

    Ci sono formazioni mentali che definiamo benefiche, quali gioia, compassione, perdono, comprensione e amore. Ogni volta che tocchi il seme della compassione, della gioia o della fratellanza dentro di te, esso si manifesterà come formazione mentale e ti renderà felice. Questo tipo di pratica contribuisce a sviluppare la tua gioia e la tua felicità.

    Tali formazioni mentali benefiche sono presenti anche nei tuoi cari. Esistono quindi modi in cui puoi aiutare un’altra persona toccando queste formazioni benefiche dentro di lei affinché si manifestino e la rendano felice. E se l’altra persona è felice tu ne trarrai profitto. In base a questo insieme di criteri, dunque, ciò che è benefico e ciò che è non benefico determinano cosa è giusto e cosa è sbagliato.
     

    3) Illuso o vigile

    Esiste un altro insieme di criteri che possiamo usare, basato sul tuo essere illuso o vigile.

    Quando la tua mente non è limpida non sei consapevole, dai un giudizio errato, prendi la decisione sbagliata e fai la cosa sbagliata. Immagina di essere sotto l’influsso di droghe o alcol. Non sarai perspicace, ti illuderai facilmente, e qualsiasi decisione tu possa prendere in quel momento, non potrà essere giusta.

    Immagina di essere molto arrabbiato con tuo figlio. In quel momento la rabbia ti rende poco lucido, poco razionale. Se in un momento del genere redigi un documento affermando che non vuoi che tuo figlio erediti i tuoi beni, la tua decisione non sarà giusta.

    Non fare nulla quando non sei consapevole e non hai la mente lucida. Aspetta di essere tornato in te e perfettamente consapevole, prima di prendere una decisione.

    Illuso e vigile è un insieme di criteri che possono aiutare a stabilire cosa sia giusto e cosa sbagliato.
     

    4) Aprire o sbarrare la strada

    Un altro insieme di criteri di cui abbiamo bisogno consiste nel sapere quando aprire e quando sbarrare la strada.

    Aprirsi significa che talvolta devi fare un’eccezione.

    Immagina di non voler mentire. Sei convinto che dire la verità sia sempre positivo e dire una menzogna sia sempre sbagliato. Ma immagina che qualcuno stia cercando una determinata persona per ucciderla e venga a chiederti se l’hai vista e dove si sta nascondendo. Se dici la verità, l’altra persona verrà uccisa, quindi sei costretto a mentire dicendo: «No, non l’ho vista». Sei motivato dalla compassione e ti apri, permetti a te stesso di mentire e fare un’eccezione.

    La moralità senza quel genere di destrezza e flessibilità mentali non sarebbe intelligente. Ecco perché aprirsi, fare un’eccezione, consentirla è una cosa molto importante da fare.

    Il medico ha il diritto di raccontare una menzogna al paziente? Bisognerebbe dire la verità agli altri, ma ci sono vari modi per dirla. Se non dici la verità al momento giusto, nel posto giusto, l’altra persona potrebbe morire, nel sentirla. Ecco perché scegli il momento giusto per dirgliela, in modo che possa accoglierla senza subire uno shock troppo violento. Quindi come decidere se dire la verità o meno e come dirla in maniera abile è una cosa che un medico dovrebbe imparare.

    Talvolta scegliamo di non dire la verità allo scopo di aiutare l’altra persona a sopravvivere. Quindi non è poi così semplice, anzi, è notevolmente complicato. Ecco perché ci serve una profonda comprensione per poter praticare l’aprire la porta e fare eccezioni.

    Sbarrare la strada significa che a volte, persino quando una cosa non è intrinsecamente sbagliata, devi astenerti dal farla. Immagina di bere un bicchiere di vino ogni weekend. Bere saltuariamente un bicchiere ti procura piacere e negli ultimi trent’anni non ha nociuto al tuo corpo e tu non ti sei mai ubriacato. Adesso arrivi a un ritiro e le persone ti consigliano di astenerti completamente dall’alcol. Tu chiedi per quale motivo, visto che non ti ha fatto alcun male. Perché devi privarti di tale piacere?

    Una volta, una signora in Inghilterra mi ha posto questa domanda: «Perché dovrei smettere di bere il mio bicchiere di vino? Non mi fa male e per me è un piacere». Le ho risposto: «Bene, so che hai perfettamente ragione quando dici che non ti fa alcun male. Ma i bambini tendono a fare quello che fanno i loro genitori. Se i genitori fumano, è probabile che i figli fumino. Forse non hai dentro di te il seme dell’alcolismo, ma uno dei tuoi figli potrebbe averlo. Smettere di bere significa sostenere i tuoi figli. Non è per il tuo bene ma per il loro bene».

    Ecco cosa significa sbarrare la strada: vogliamo impedire una cosa nociva che potrebbe accadere in futuro.

    Dovremmo bere con moderazione, ma il fatto è che se non bevi il primo bicchiere non rischi mai di berne un secondo o un terzo. Quindi astenerti dal prendere il primo bicchiere è sbarrare la strada. Tu potresti benissimo fare una certa cosa senza subire mai alcun danno, ma tuo fratello o tua sorella minore potrebbero fare altrettanto e restarne invece danneggiati.
    Chi beve alcol e poi guida fino a casa arrivandovi sano e salvo è molto fortunato. Se dice: «Ho bevuto e sto benissimo» non si rende conto di essere stato solo fortunato. Quindi non bere alcol prima di mettersi al volante è sbarrare la strada, porre un ostacolo davanti a sé in modo da impedire futuri danni e sofferenza.
     

    5) Apparenza e sostanza

    L’ultimo insieme di criteri è apparenza e sostanza.

    A volte non sembra che stiamo trasgredendo a una linea guida etica quando in realtà è così.

    Immagina di trovarti laddove qualcuno sta tentando di uccidere un’altra persona; hai la capacità di intervenire per impedire il danno ma non lo fai. Pur non essendo un assassino stai violando il precetto di non uccidere. Non stai uccidendo direttamente ma lasci che l’omicidio abbia luogo. Lo si definisce «non intervento». Non intervieni, il che è un’azione tanto quanto l’agire per fare del male. Sei comunque responsabile delle tue azioni. Quando vedi una situazione simile dovresti intervenire. Non puoi dire: «Bene, non sono responsabile, non ero io quello che stava commettendo l’omicidio». Eri là e non sei intervenuto. Sei responsabile.

    A volte siamo costretti a mentire per salvare una vita. Se non mentiamo commettiamo una trasgressione. A livello di apparenza, non mentire è la cosa giusta da fare, ma in termini di sostanza è sbagliato, perché se non menti l’altra persona morirà.

    Questo è un insieme di criteri importante.

    A livello di apparenza sembra giusto ma in termini di contenuto e contesto è sbagliato. A volte sei costretto a mentire. E a volte sei costretto a uccidere. È molto difficile.

    L’etica applicata è una disciplina che studia come si possa ottenere un risultato morale in circostanze specifiche. Non riflettiamo semplicemente sul fatto che qualcosa sia giusto o sbagliato. Dobbiamo mettere in dubbio le norme prefissate per capire se il nostro comportamento è davvero etico.

    Possiamo utilizzare questi criteri etici nella vita quotidiana. In fondo lavoriamo per trascendere tutti i criteri e le norme.
     

    La filosofia etica buddhista può essere riassunta come segue

    Sia il soggetto sia l’oggetto della percezione scaturiscono dalla coscienza in base al principio dell’interessere.

    Gli esseri umani sono presenti in tutte le cose, e tutte le cose sono presenti negli esseri umani.

    A livello fenomenologico, sembra che ci siano nascita e morte, essere e non-essere.

    A livello ontologico, tuttavia, queste nozioni non possono essere applicate alla realtà.

    La coscienza dinamica è definita energia del karma.

    Tutto si evolve in base al principio dell’interdipendenza.

    Ma esistono il libero arbitrio e la possibilità di trasformare.

    Esiste la probabilità.

    L’uno influisce sul tutto. E il tutto influisce sull’uno. Interessere significa anche impermanenza, non-sé, vuoto, karma e innumerevoli mondi.

    La retta visione consente la retta azione, portando alla riduzione della sofferenza e all’aumento della felicità.

    Felicità e sofferenza inter-sono.

    La realtà assoluta trascende le nozioni di buono e malvagio, giusto e sbagliato.

    (Da: “Le quattro verità dell’esistenza”, Thich Nhat Hanh)

    – Thich Nhat Hanh (amazon)
    – Thich Nhat Hanh (macrolibrarsi)
    – Thich Nhat Hanh su wikipedia
    – EsserePace.org – Thich Nhat Hanh
    – Fonte

  • Il sesto vincolo: questo corpo è me – Thich Nhat Hanh

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    I DIECI VINCOLI CHE CI LEGANO. IL SESTO VINCOLO (PRIMA VISIONE): QUESTO CORPO È ME (THICH NHAT HANH)

    La nostra sofferenza deriva principalmente dalla nostra mente e da come vediamo il mondo.

    Nella tradizione buddhista parliamo dei dieci tipi di vincoli, samyojana, che ci legano e ci privano della libertà.

    La parola sanscrita samyojana si può tradurre come «nodi» e tali vincoli sono come nodi stretti dentro di noi. Ci spingono a fare e dire cose che non vogliamo fare né dire. Sono molto potenti. La nostra consapevolezza, concentrazione e saggezza devono essere anch’esse potenti per scioglierli.

    Il sesto vincolo (la prima visione): questo corpo è me

    I vincoli che vanno dal sesto al decimo si concentrano sulle errate percezioni e le errate visioni che conducono alla nostra sofferenza.

    Il sesto vincolo è la visione che questo corpo sia me, che sia un sé separato. Credi semplicemente di essere questo corpo, e di conseguenza pensi che con la disgregazione del corpo non sarai più qui. Credi di non essere stato qui prima che questo corpo si formasse. Se hai una tale visione, aggiungi molta sofferenza non necessaria alla tua vita.

    (Da: “Le quattro verità dell’esistenza”, Thich Nhat Hanh)

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    – Thich Nhat Hanh (macrolibrarsi)
    – Thich Nhat Hanh su wikipedia
    – EsserePace.org – Thich Nhat Hanh
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  • Il 5-10 per cento del nostro cuore – Khechog Nawang

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    Io cerco di mettere in relazione il Dharma cogli esseri umani del XXI secolo. Come disse Einstein, noi esseri umani utilizziamo solo il 5-10 per cento della capacità del nostro cervello. Nello stesso modo, usiamo solo il 5-10 per cento della capacità del nostro cuore per amare e sentire la gentilezza. Invece di inscatolarci nel nostro cuore, di amare solo noi stessi, io, me, la scatola più piccola, dobbiamo cercare di espandere lentamente il cuore finché la scatola non è in grado di accogliere tutta l’umanità, tutti gli esseri senzienti. Quando impieghiamo il massimo della nostra intelligenza per accedere a questi livelli più profondi, per andare oltre il livello materiale, allora diventiamo saggi. Ci rendiamo conto dell’interdipendenza e della natura transitoria dell’esistenza; in questo modo ci liberiamo dalla sofferenza. Allora potremo portare al mondo la felicità e una pace duratura.

    (Khechog Nawang – Saggezza buddista)

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    – Buddha e Buddismo (macrolibrarsi)

  • 7 cose che il Buddha non ha mai detto

    Buddha

    1. “La vita è sofferenza”
    1. “Life is suffering.”

    2. “L’amore passato non è altro che memoria. L’amore futuro non è altro che sogno. Il vero amore è nel qui e ora.”
    2. “Past love is but a memory. Future love is but a dream. True love is in the here and now.”

    3. “Non c’è sé.”
    3. “There is no self.”

    4. “Tutto è impermanente”
    4. “Everything is impermanent.”

    5. “La sofferenza viene dal resistere al cambiamento”
    5. “Suffering comes from resisting change.”

    6. “Se vuoi vederele azioni passate di una persona, guarda la sua condizione presente. Se vuoi vedere le future condizioni future di una persona, guarda le sua azioni presenti.”
    6. “If you want to see a person’s past actions, look at his present condition. If you want to see a person’s future condition, look at his present actions.”

    7. “Un migliaio di candele può essere accesa da una singola candela, senza diminuire la luce della prima candela. La felicità non diminuisce dall’essere condivisa.”
    7. “A thousand candles can be lit by a single candle and yet not diminish the first candle’s light. Happiness is never diminished by being shared.”

    (Testo di Thanissaro Bhikkhu, abate del Metta Forest Monastery della Contea di San Diego, California)

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    – Buddha e Buddismo (macrolibrarsi)
    – Fonte

  • Il nemico – Dalai Lama

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    Come dice Shantideva, ci sono molti esseri cui si può fare la carità, ma ci sono pochissimi esseri coi quali ci si può esercitare nella pazienza e ciò che è più raro è anche più prezioso. Un nemico è davvero gentile. Coltivando la pazienza il potere dei meriti aumenta e la pazienza si può praticare solo nel rapporto con un nemico. Per questo motivo, i nemici sono i principali istigatori dell’aumento di potere dei meriti. Un nemico non è uno che impedisce la pratica della religione, ma uno che la favorisce.

    – Dalai Lama –

    – Dalai Lama – Amazon
    – Il Dalai Lama – Macrolibrarsi.it
    – https://it.wikipedia.org/wiki/Dalai_Lama
    – Frasi celebri del Dalai Lama

  • Religioni del mondo – Richard Smoley

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    Si parla molto di spiritualità, ma non dimentichiamoci delle religioni, che pur tra le mille controversie sono state, e tutt’ora sono, le maggiori contenitrici dei percorsi dell’anima per miliardi di individui. Una panoramica delle maggiori religioni del mondo.

    Buddismo
    I buddisti seguono gli insegnamenti di Siddharta Gautama, conosciuto come il Buddha o “il risvegliato”. Egli visse in India nel quinto e sesto secolo a.C. Il Buddha insegnava che la causa di tutte le sofferenze è l’ignoranza. Vincere l’ignoranza e porre termine alla sofferenza vuol dire diventare illuminati, ovvero conseguire uno stato di consapevolezza suprema al di là della paura e del desiderio. Alcuni buddisti sostengono che siamo tutti già illuminati, ma non lo comprendiamo. Gli insegnamenti buddisti mettono anche l’accento sulla compassione e la nonviolenza. I buddisti non venerano il Buddha nel modo in cui molte religioni venerano Dio. L’insegnamento buddista, nel suo insieme, è chiamato “il Dharma”.

    Cristianesimo
    Essere un cristiano vuol dire seguire gli insegnamenti di Gesù Cristo. Per la maggior parte dei cristiani – inclusi i cattolici, gli ortodossi e molti protestanti – il cuore della loro fede è accettare la salvezza di Dio offerta tramite Cristo. Essi credono che Gesù Cristo sia Dio fattosi uomo. Altri, come alcuni protestanti liberali, non considerano Gesù Cristo come Dio, ma ritengono i suoi insegnamenti i più grandi e importanti mai offerti al genere umano. Per tutti i cristiani, l’idea centrale di quegli insegnamenti è amare Dio con tutto il cuore, e amare il prossimo come te stesso.

    Confucianesimo
    Religione e sistema filosofico cinese. Confucio, vissuto nel sesto secolo a.C., fu il suo fondatore. Gli insegnamenti confuciani pongono l’accento sull’autoeducazione e lo sviluppo della virtù. L’ordine corretto della società e le giuste relazioni degli esseri umani all’interno di questa sono oggetto di speciale attenzione. I confuciani considerano i Cinque Classici come i loro testi fondamentali. Di essi, il più famoso in occidente è il libro divinatorio chiamato I Ching.

    Induismo
    Religione predominante in India, l’induismo presenta una larga varietà di forme, da semplici pratiche popolari ad astrusi sistemi metafisici. Gli hindu assegnano ai testi sacri conosciuti come i Veda (composti intorno al 1500 a.C.) un ruolo centrale nella loro tradizione. Benché riconoscano molti dei, gli hindu credono in un Dio supremo che crea e sostiene l’universo. Esistono numerose divinità hindu che fungono da manifestazioni di questo Dio supremo, ma le tre più importanti sono: Brahma il creatore, Vishnu il preservatore, e Shiva il distruttore e signore tutti gli yogi. Pratiche rituali e devozionali sono molto diffuse, così come le pratiche meditative. Il fine supremo dell’aspirazione hindu è la moksha, o liberazione dal ciclo di nascita e morte, che – si dice – tutti gli esseri raggiungeranno in una vita o l’altra. Circa l’80% del miliardo di persone che vivono in India sono hindu, mentre altri trenta milioni di hindu sono sparsi nel mondo.

    Islam
    Islam vuol dire “abbandono”, e l’insegnamento centrale dell’Islam è l’abbandono alla volontà di Dio, conosciuto in arabo come Allah (“Islam” è il nome della religione; i credenti sono noti come “musulmani”). Un musulmano è una persona che si arrende o sottomette alla volontà di Dio. Il principio centrale dell’islam è questo: “Non esiste altro Dio che Allah, e Maometto è il suo profeta”. Il profeta Maometto, vissuto in Arabia tra il sesto e settimo secolo d.C., è il fondatore dell’islam. Diceva di aver ricevuto la parola di Dio attraverso l’angelo Gabriele, e di averla scritta in un libro chiamato “il Corano”, il testo sacro dell’islam.

    Giainismo
    Religione dell’India, probabilmente fondata da Vardhamana Mahavira nel sesto secolo a.C. I giainisti insegnano che tutte le forme di vita possiedono un’anima fondamentale chiamata jiva. Di conseguenza, gli insegnamenti giainisti assegnano una grande importanza alla nonviolenza verso tutte le cose viventi. Il giainismo ha sempre dato molta attenzione all’ascetismo e il non-attaccamento al corpo materiale. Oggi vi sono circa 4 milioni di giainisti, la quasi totalità dei quali vive in India.

    Ebraismo
    Essere ebreo vuol dire fare parte della tradizione dell’antica Israele. L’insegnamento centrale di quella tradizione è espresso nel verso della Bibbia chiamato lo “Shema” (che vuol dire “ascolta”): “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno” (Deut. 6:4). Ma l’ebraismo è molto di più che un sistema di fede. È uno stile di vita basato su riti e pratiche che risalgono a migliaia di anni fa, alla Torah, la Legge data a Mosè sul monte Sinai. Gli ebrei ortodossi credono che un ebreo deve rispettare fedelmente queste pratiche. Versioni più liberali dell’ebraismo affermano che le verità morali della Legge sono immutabili, ma che le pratiche vanno aggiornate ai bisogni dell’epoca. Alcuni ebrei si identificano con gli aspetti culturali ed etnici della loro tradizione, senza avere alcuna specifica fede religiosa.

    Sciamanesimo
    Fenomeno religioso basato soprattutto su culture indigene. I praticanti, conosciuti come sciamani, entrano in stati alterati di coscienza. A quel punto, si ritiene che entrino in contatto con spiriti che danno loro consigli su temi come la salute, la caccia e le relazioni umane. Lo sciamanesimo si trova in tutto il mondo, in località distanti tra loro come il Nord America, l’Africa, l’Asia e l’Oceania, ma non esiste una religione sciamanica organizzata a scala mondiale. Le pratiche e gli insegnamenti variano grandemente da tribù a tribù. Il termine “sciamanesimo” è creazione degli antropologi. Alcuni insegnanti moderni conducono pratiche sciamaniche in un contesto occidentale.

    Sikh
    Religione fondata nella regione indiana del Punjab da Guru Nanak (1469-1539 d.C.). Guru Nanak predicava la necessità di un amore devozionale verso un Dio senza forma. I Sikh venerano un lignaggio di guru del sedicesimo e diciassettesimo secolo, e possiedono un forte senso dell’identità, simboleggiata dalla barba e il turbante portati dagli uomini. Esistono circa 16 milioni di sikh in tutto il mondo, la maggior parte dei quali vive nel Punjab.

    Taoismo
    Religione e sistema filosofico cinese. Lao Tzu, vissuto nel quinto secolo a.C., viene considerato il suo fondatore. Il suo testo fondamentale è il Tao Te Ching. Vivere in armonia con il Tao, la forza suprema alla base dell’universo, è il fine principale degli insegnamenti. Molti taoisti conducono varie forme di pratiche fisiche, dietetiche e meditative per entrare in armonia con l’universo. Il Feng Shui, un sistema sempre più diffuso per armonizzare architettura e paesaggio, si basa su principi taoisti.

    Zoroastrismo
    Antica religione persiana fondata da Zarathustra o Zoroastro, vissuto nell’Iran orientale nel 1000 a.C. circa. Lo zoroastrismo è fortemente dualistico e considera l’universo come uno scontro tra le forze del bene e del male. Lo zoroastrismo ha esercitato un’influenza enorme nella storia delle religioni mondiali: molti studiosi lo considerano all’origine dell’idea del giudizio universale e del demonio presenti nelle religioni monoteistiche dell’occidente. Oggi esistono circa 150.000 zoroastriani, per la maggior parte nell’India occidentale.

    – Traduzione: Gagan Daniele Pietrini –

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    – Meditazione e focalizzazione (amazon)
    – Fonte

  • Non dovete identificarvi – Chogyam Trungpa

    Non dovete identificarvi

    Quando parliamo di follia e sanità mentale, è estremamente importante e ognuno dovrebbe saperlo, che c’è «una» cosa sola, piuttosto che l’appartenenza a uno di quei gruppi (assennati e dissennati). Non dovete appartenere a uno dei due gruppi per diventare pazzi né all’altro per essere saggi o liberati. Non dovete identificarvi con il bene né con il male, ma diventare uno. E quell’uno possiede simultaneamente sia il bene che il male. Questo è un punto molto importante in termini di esperienza; è estremamente necessario conoscerlo.

    – Chogyam Trungpa –

    – Chogyam Trungpa – Amazon
    – Chogyam Trungpa su Macrolibrarsi.it
    – Chogyam Trungpa su it.wikipedia

  • Meditazione: coltivare la mente – Thich Nhat Hanh

    Meditazione: coltivare la mente

    Coltivare, significa far apparire ciò che non c’era prima. Per esempio, la collina è spoglia, non ci sono girasoli. Si ara il terreno, si semina, si annaffia, e poi appaiono tanti girasoli. Questo è coltivare. Coltivando il terreno della mente, fai apparire ciò che prima non c’era: comprensione, compassione, gioia.

    Questa è la parola buddhista per meditazione: coltivare la mente.

    La mente è lo strumento, è l’aratro, e tu sei il giardiniere, e usando il potere della consapevolezza, coltivi il tuo terreno, e produci il frutto della comprensione, della compassione, dell’amore.

    (Da: Thich Nhat Hanh, “Passi di pace”, Firenze, 23 aprile 2003)

    – Thich Nhat Hanh (amazon)
    – Thich Nhat Hanh (macrolibrarsi)
    – Thich Nhat Hanh su wikipedia
    – EsserePace.org – Thich Nhat Hanh
    – Fonte

  • L’economia del Buddha – Clair Brown

    Nella visione dominante dell’economia, gli individui pensano principalmente a loro stessi, perseguono un reddito per sostenere uno stile di vita agiato e la natura esiste per essere dominata dall’uomo. Radicalmente alternativo a tale visione è invece il pensiero economico buddhista, per il quale le persone sono sostanzialmente altruiste, sono interdipendenti le une con le altre e con la natura. (more…)

  • Quattro tipi di vasi – Ayya Khema‏

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    Il Buddha paragonò la gente a quattro tipi di vasi di coccio. Il primo tipo ha dei buchi sul fondo: per quanta acqua ci si metta, viene sempre fuori; quando una persona di questo tipo viene a conoscenza del Dhamma, gli entra da un orecchio ed esce dall’altro. Il secondo tipo di vaso è crepato: se ci si versa dentro il Dhamma, ne vien fuori lentamente, finché non si svuota del tutto. Il terzo tipo è pieno fino all’orlo d’acqua stagnante: convinzioni e opinioni. Non vi si può versar dentro nulla di nuovo, perché sanno già tutto. L’unico recipiente utile è quello del quarto tipo, senza buchi né crepe e completamente vuoto.

    (Ayya Khema)

    – Ayya Khema – Amazon
    – http://en.wikipedia.org/wiki/Ayya_Khema